Unire prevenzione e trattamento delle persone colpite da Aids e Hiv. E’ questa la filosofia che caratterizza il progetto "Dream" (Drug Resource Enhancement against Aids and Malnutrition) che per iniziativa della Comunità della Sant’Egidio è attivo in Mozambico, Malawi, Tanzania, Kenia, Guinea Bissau, Guinea Conakry, Angola e tra breve sarà esportato anche in altri paesi africani. Per molti anni si legge in una nota della Comunità di Sant’Egidio diffusa oggi in occasione della Giornata mondiale contro l’Aids "il paradigma delle agenzie internazionali è stata una strategia esclusivamente preventiva per la lotta contro l’Aids nei paesi in via di sviluppo" ma "questa strategia si è rivelata inefficace. Il programma DREAM è nato con l’obiettivo di riunire la prevenzione e il trattamento, partendo dal principio che è necessario salvare vite oltre che prevenire, guadagnando più tempo possibile per un maggior numero di persone". Per questo, il progetto privilegia l’intervento sulle donne in gravidanza e la coppia madre-figlio. "E’ la scelta per il futuro dell’Africa. L’offerta della terapia antiretrovirale alle madri scrive la Comunità di Sant’Egidio con l’obiettivo di trattarle anche dopo il parto, è fondamentale. E’ l’unica maniera di prevenire l’aumento esponenziale del numero di orfani".
L’Aids rappresenta oggi un problema particolarmente africano: il 70% dei malati e degli infetti risiedono in questo continente, quasi 30 milioni sono africani. E’ all’origine anche di una vistosa popolazione d’orfani: sino ad oggi 13 milioni di bambini hanno perso le loro madri o entrambi i genitori a causa dell’epidemia. E’ alla luce di questi dati che si comprendono meglio i risultati di Dream: in Monzambico, per esempio, nei 13 centri Dream presenti nel Paese (3 laboratori di biologia molecolare e 10 day-hospital) il 97% dei bambini nasce senza Hiv, grazie proprio alla terapia antiretrovirale.