"Pur nella reciproca indipendenza e sovranità, è giusto che Chiesa e Stato debbano trovare un linguaggio comune, il quale, attraverso rapporti cordiali e sinceri, favorisca il benessere spirituale e materiale delle persone verso le quali entrambi hanno degli obblighi, nel rispetto dei distinti reciproci ambiti secondo il metodo proprio di ciascuno". Lo ha detto oggi il Papa, che nel discorso rivolto all’ambasciatore del Principato di Andorra, Antoni Morell Mora è tornato sul tema delle "radici" che "traggono dalla Buona Novella nutrimento e vigore morale e civile", auspicando che "l’eredità cristiana continui ad essere motivo ispiratore dell’intera comunità andorrana, per la promozione di un ordine sociale basato sui valori della giustizia, della verità, della libertà e dell’amore". "Una democrazia senza valori – ha ammonito ancora il Papa si trasforma in tirannia del relativismo, in una perdita della propria identità e, a lungo andare, può degenerare in totalitarismo aperto o insidioso, come la storia ha più volte mostrato". Nel dialogo con le autorità civili, ha puntualizzato Benedetto XVI citando l’"Evangelium vitae", la Chiesa non ha "privilegi da difendere o vantaggi da chiedere", ma "vuole semplicemente promuovere uno Stato umano: uno Stato che riconosca come suo primario dovere la difesa dei diritti fondamentali della persona umana, specialmente di quella più debole". E’ in questo contesto, ha ricordato il Papa, che si collocano anche "le eventuali intese fra Chiesa e Stato, stipulate in piena libertà dalle parti contraenti", le quali "hanno lo scopo ultimo di favorire il concorde impegno nel servire il bene comune, senza altro intento se non quello di recare giovamento a tutti i cittadini".