Il rapporto, tramite un campione rappresentativo di volontari, ha voluto anche avere il giudizio degli stessi sull’esperienza compiuta, che risulta “ampiamente positivo”: il voto dato (scala 1-10) è pari a 8,2. Secondo quanto emerso dall’indagine lo svolgimento delle attività non pregiudica la prosecuzione degli studi universitari, anzi, per oltre il 40% dei soggetti intervistati, il servizio civile si è rivelato “un’esperienza utile al proseguimento degli studi, soprattutto per le competenze acquisite”. “Tale situazione – precisa però la Cnesc – potrebbe tuttavia mutare radicalmente in seguito alla completa attuazione della recente riforma universitaria”. Per i giovani il valore aggiunto dell’esperienza riguarda soprattutto “la crescita civile e la sfera dei rapporti umani”. Il servizio ha comunque un ruolo molto importante anche per l’ingresso nel mondo del lavoro: ben il 78% degli intervistati consiglierebbe l’esperienza ai propri conoscenti e amici per aumentare la possibilità di trovare lavoro. A due anni dalla fine del servizio, infatti, il 47,3% degli intervistati ha un’occupazione (nel 56% dei casi a tempo indeterminato), il 26,3% è studente e solo il 23% disoccupato, a fronte di una media nazionale del 26%. “I dati del nostro Rapporto – ha detto Franco Casini, presidente della Cnesc – evidenziano che i giovani premiano il servizio civile di qualità. Peccato che lo scenario futuro, specie per quanto riguarda le risorse economiche sia assolutamente precario. E’ stato infatti annunciato un ulteriore taglio del 2% oltre a quello già previsto per la Finanziaria 2006”.