ITALIA, EUROPA E MONDO: NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana
Fine anno in chiaroscuro, non solo per quanto riguarda la politica italiana, anche se gli elementi di ottimismo finiscono col prevalere su quelli di pessimismo. Le elezioni politiche in Iraq, infatti, sono un dato concreto: dimostrano che, nonostante l’infinita serie di violenze che hanno caratterizzato il non facile e ancora controverso approdo costituzionale, la caduta del regime di Saddam Hussein non ha come unico sbocco l’anarchia o il fondamentalismo, che avviare processi politici nuovi in un’area strategica è concretamente possibile. Per carità: nessun apriorismo, nessun trionfalismo, la democrazia occidentale è qualcosa di difficilmente “esportabile” nei suoi termini completi e definiti, frutto di una evoluzione più che bicentenaria, ma ci sono motivi di fiducia. Così per l’Unione europea: finita la retorica di una Costituzione che, in realtà, rappresenta una evoluzione ulteriore del sistema dei Trattati e non un forte e coerente documento politico-ideale, è ripresa la complessa trama di una evoluzione fatta di un complesso bargain, cioè di un negoziato continuo e intricato tra Stati, forze politiche, interessi. Il faticoso compromesso sul bilancio ne rappresenta un passaggio delicato ma significativo, così come la progressiva apertura alle candidature del quadrante balcanico e sud-orientale, ultima la Macedonia. Il punto, infatti, è che i singoli Paesi e l’Ue nel suo complesso devono operare in un quadro mondiale sempre più competitivo e devono riuscire a imporre una precisa visione non solo degli interessi economici, ma anche e soprattutto del sistema sociale, politico e costituzionale che li esprime, fondato sulla tutela dei singoli e delle formazioni sociali, su una protezione sociale funzionale al pieno dispiegarsi delle potenzialità delle persone. È un passaggio storico che, però, bisogna a tutti i costi compiere: solo così le prospettive del sistema mondiale, di fronte alla presenza di nuovi, aggressivi soggetti, prima fra tutti la Cina, potranno volgere allo sviluppo e non al potenziale conflitto. Ecco, allora, le potenzialità dell’Italia. Le vicende Banca d’Italia e Bipielle, il risiko bancario finito nelle aule dei Tribunali e nei corridoi delle patrie galere, mentre ancora è tutto in movimento può insegnare già qualcosa. Ancora una volta dimostra che un sistema-Paese che ha giustamente grandi ambizioni e grandi potenzialità troppo spesso deve fare i conti con attori non adeguati. In fin dei conti la ratio della lunghissima transizione del sistema politico, dopo Tangentopoli, esplosa come si sa il giorno di San Valentino 1992, sta soprattutto qui. Tra pochi mesi sapremo se la riforma elettorale, approvata nei giorni scorsi, segnerà una soluzione di continuità, oppure una ulteriore tappa in un percorso in fin dei conti circolare. D’altro canto i sistemi elettorali come gli assetti istituzionali sono importantissimi, ma restano sempre cornici entro cui è necessario disegnare soggetti adeguati. Da questo punto di vista il giudizio resta aperto: quel che conta è che la legislatura sembra chiudersi con un bipolarismo meno radicale, più pensoso e rispettoso degli interessi comuni, del sistema-Paese nel suo complesso, di quei grandi principi e valori su cui è necessario consentire, per poter riprendere a crescere e soprattutto per sviluppare in Europa e nello scacchiere mondiale un ruolo che all’Italia è richiesto in termini sempre più pressanti.