CEI: ALICI (AC), "TORNARE A PARLARE DI PERSONA E NON DI INDIVIDUO"

Per “superare la crisi attuale della cultura che non parla più oggi di persona umana ma soltanto individui” occorre “rimettere al centro della questione antropologica il tema dell’unità, integralità e dignità della persona umana, come orizzonte capace di ispirare un’idea di umanità aperta e inclusiva”. E’ quanto ha detto il filosofo Luigi Alici (testo integrale), presidente nazionale dell’Azione Cattolica italiana al VII Forum del progetto culturale su “Cattolicesimo e futuro del Paese” che si è aperto oggi a Roma. Di fronte alla “problematicità dell’uomo moderno” – è la provocazione del filosofo – “la Chiesa non può illudersi di supplire ad un “meno di fede” con un “più di religione”, riducendosi ad un’agenzia simbolica del sacro, con equivoche funzioni di collante civile, così come la cultura odierna non può illudersi di esorcizzare il fascino ambiguo del postumano, compensando il deficit di sintesi antropologica con un eccesso di analisi settoriali, formalmente ineccepibili e sostanzialmente evasive, incapaci di fronteggiare la crisi di identità di un io ipertrofico e spaesato”. La riprova di questo “dislivello relazionale” si manifesta nella difficoltà a riconoscere il “valore aggiunto” del bene comune, rispetto alla somma degli interessi (o peggio, degli egoismi) individuali". Ne è un esempio l’emergenza ambientale che "spinge ad attribuire valore intrinseco a “pezzi di natura” che minacciano l’equilibrio instabile della biosfera, invocando etiche inflessibilmente normative; per altro verso nell’orizzonte vicino, in nome di una equivoca assolutizzazione del principio di autonomia, si tende a dequalificare il valore intrinseco della vita umana allo stato nascente, terminale o comunque difettivo, assegnando alla bioetica, nel segno di un soggettivismo etico privo di credibilità normativa, il compito di gestire i conflitti pubblici sulla base di un precario contrattualismo”. (segue)