CEI: IL CATTOLICESIMO ITALIANO DEVE "COSTRUIRE PONTI", CREDENTI "RISORSA" CONTRO "DECLINO" DEL PAESE

Una comunità capace di "costruire ponti", cioè di "creare comunione" come "antidoto alla solitudine, che è la malattia più grave di cui soffre la società occidentale". È l’identikit del cattolicesimo italiano del futuro, tracciato oggi da mons. Benigno Papa, arcivescovo di Taranto e vicepresidente della Cei, nel corso del VII Forum del progetto culturale, che si conclude domani a Roma sul tema: "Cattolicesimo italiano e futuro del Paese. "Promuovere una cultura della trascendenza", in una cultura "malata" quale quella attuale, vuol dire – per mons. Papa – anzitutto "creare ponti tra una cultura individualistica occidentale e la cultura della comunità tipica del mondo islamico", basate rispettivamente sul "primato dell’individuo sulla comunità" e sul "primato della comunità sull’individuo". "Noi cristiani – ha detto il vescovo – abbiamo la capacità di mediare tra due culture agli antipodi", così come quella di "costruire ponti tra Est ed Ovest, tra Nord e Sud del mondo, perché la carità cristiana diventi un contenuto della politica". Un "forum in rete" tra le Chiese particolari che sono in Italia, è la proposta di mons. Papa, secondo il quale, è inoltre essenziale oggi che i credenti sappiano "creare ponti tra passato e futuro, perché ciò che siamo stati è alla base di ciò che saremo". "Nell’attuale fase di declino del Paese, i cattolici possono costituire una risorsa importantissima": ne è convinto Giancarlo Cesana, presidente della Compagnia delle Opere, secondo il qual è urgente "investire sull’educazione", da parte di "uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo", come auspica il Papa.