"Un sistema onesto di regole commerciali è un bene pubblico internazionale", perché consente ai governi di "adottare le misure necessarie per ridurre i costi sociali della liberalizzazione del mercato", e soprattutto di ridurre il divario tra i Paesi ricchi e i Paesi poveri. Lo ha detto mons. Silvano Tomasi, capo della delegazione di Osservazione della Santa Sede che ha partecipato alla VI Conferenza ministeriale dell’Organizzazione mondiale del commercio, svoltasi nei giorni scorsi ad Hong Kong. "La Santa Sede si legge nel documento diffuso oggi dalla Sala Stampa Vaticana riconosce il beneficio di un sistema multilaterale equo e partecipativo di relazioni commerciali dirette a raggiungere e sviluppare il bene comune". In questa prospettiva, ha fatto notare l’esponente vaticano, "lo spirito di solidarietà tra i Paesi e i popoli dovrebbe prendere il posto della competizione incessante che spinge a raggiungere e difendere posizioni privilegiate nel commercio internazionale". "Il protezionismo troppo spesso favorisce i settori già privilegiati della società", è la denuncia della Santa Sede, mentre "il multilateralismo effettivo è un processo inclusivo che parte dalla consapevolezza che al centro di tutte le relazioni sociali ed economiche, e quindi delle relazioni commerciali, c’è la persona umana, con la sua dignità e i suoi diritti inalienabili". Il sistema di commercio internazionale, è dunque la tesi dell’esponente vaticano, "dovrebbe garantire un’autentica collaborazione basata su relazioni eque e reciproche tra Paesi ricchi e Paesi poveri".