"Una Chiesa missionaria, che si sa tenuta ad annunciare il suo messaggio a tutti i popoli, deve impegnarsi per la libertà della fede". Ne è convinto Benedetto XVI, secondo il quale nell’ottica della "sintesi di fedeltà e dinamica", richiesta per la corretta ricezione del Concilio, la Chiesa "vuole trasmettere il dono della verità che esiste per tutti ed assicura al contempo i popoli e i loro governi di non voler distruggere con ciò la loro identità e le loro culture", in quanto "porta loro una risposta che, nel loro intimo, aspettano": "una risposta con cui la molteplicità delle culture non si perde, ma cresce invece l’unità tra gli uomini e così anche la pace tra i popoli". Grazie al Concilio Vaticano II, ha sottolineato il Papa, "il dialogo tra ragione e fede, oggi particolarmente importante, ha trovato il suo orientamento", ed ora "q1uesto dialogo è da sviluppare con grande apertura mentale, ma anche con quella chiarezza nel discernimento degli spiriti che il mondo con buona ragione aspetta da noi proprio in questo momento". Quanto alle "tensioni" e "contraddizioni" registratesi all’epoca del Concilio, ma tipiche dell’età moderna, il Santo Padre ha ammonito: "Questi pericoli, con le nuove possibilità e con il nuovo potere dell’uomo sulla materia e su se stesso, non sono scomparsi, ma assumono invece nuove dimensioni. Non poteva essere intenzione del Concilio abolire questa contraddizione del Vangelo nei confronti dei pericoli e degli errori dell’uomo. Era invece senz’altro suo intendimento accantonare contraddizioni erronee o superflue, per presentare a questo nostro mondo l’esigenza del Vangelo in tutta la sua grandezza e purezza. Il passo fatto dal Concilio verso l’età moderna, che in modo assai impreciso è stato presentato come ‘apertura verso il mondo’ ha concluso Benedetto XVI – appartiene in definitiva al perenne problema del rapporto tra fede e ragione, che si ripresenta in sempre nuove forme".