” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. E’ un discorso da leggere e rileggere quello di Benedetto XVI alla Curia Romana in occasione del Natale. Perché è un discorso programmatico in una forma, che riecheggia la grande tradizione dei Padri della Chiesa, non a caso sempre presenti con citazioni mai scontate. Il Papa infatti ama argomentare in modo stringente, non rifuggendo dalla dialettica, mettendo in evidenza tutti i passaggi, anche quelli più controversi delle diverse questioni. Così sul Concilio, quando oppone due linee che per decenni hanno “litigato tra loro”: quella della discontinuità e della rottura e quella della riforma. Lo ha vissuto da protagonista, Joseph Ratzinger il dopo-concilio e lo rilegge a quarant’anni dalla sua solenne conclusione, sulla linea dei tre Papi del Concilio: Giovanni XXIII, Paolo VI e Giovanni Paolo II. Per ribadire che il Concilio aveva un compito storico cruciale, cui ha assolto in modo creativo: “determinare in modo nuovo il rapporto tra Chiesa ed età moderna”. Certo non sono mancati i tentativi di letture ideologiche, che hanno generato, anche dentro la Chiesa, conflitti e lacerazioni, peraltro di entità assai più modesta che non in altre epoche storiche.” “Dalla riflessione ampia e circostanziata del Papa giunge un messaggio di serenità: nell’assise ecumenica chiusa l’8 dicembre 1965 la Chiesa ha finalmente fatto i conti alla radice con un processo storico aperto con il processo e la condanna di Galileo, passato attraverso Kant e i grandi conflitti tra Sette ed Ottocento. Questi si sono progressivamente stemperati a metà del Novecento, ma era necessaria una riflessione in profondità. Il Concilio ha indicato la strada: “un processo di novità nella continuità”. Benedetto XVI ricorda infatti che il Concilio ha di fatto assolto ad un compito di portata storica: lo stesso è avvenuto all’inizio della vicenda della Chiesa, quando ha dovuto fare i conti con la cultura greca, poi con la grande tradizione aristotelica: è avvenuto in tutti i momenti storici di cambiamento, in cui si pone cruciale il “perenne problema del rapporto tra fede e ragione”.” “Ecco allora il messaggio di fiducia. L'”orientamento” del Concilio, la sua scelta, è oggi grandemente fruttuosa, proprio di fronte ad un modernità che risulta talora smarrita, sulla frontiera della scienza e della tecnologia, di fronte al grande guazzabuglio della globalizzazione. Ne deriva una precisa indicazione per il dialogo tra ragione e fede e per l’atteggiamento da parte dei cristiani: “adesso questo dialogo è da sviluppare con grande apertura mentale, ma anche con quella chiarezza nel discernimento degli spiriti che il mondo con buona ragione aspetta da noi proprio in questo momento”.” “Non aveva voluto esporre un discorso programmatico, Benedetto XVI, all’inizio del suo pontificato. Ecco che il programma emerge, nel concreto del suo ministero, aprendo orizzonti di elaborazione intellettuale e culturale e nello stesso tempo di pratica testimonianza.” “