” “I bambini stranieri “non nascono già malati”, non vanno spesso dal pediatra solo perché “pagano le abitudini culturali” della famiglia di origine, non è vero che hanno “corsie” agevolate di accesso agli asili nido, anzi, il più delle volte, vengono rimandati al loro Paese perché per i genitori che lavorano diventa difficile l’accudimento. Famiglie italiane e straniere si frequentano poco non a causa di barriere culturali, ma per la differenze sociali ed economiche. Sono i pregiudizi da sfatare che ha elencato mons. Vittorio Nozza, direttore della Caritas nazionale, durante la presentazione oggi a Roma del Rapporto Caritas/Unicef sull’infanzia straniera. Da studi condotti in 25 città italiane, infatti, “non sembra più rilevabile il forte gap di salute alla nascita, registrabile fino a pochi anni fa tra bambini italiani e stranieri”. Ossia non ci sono grosse differenze tra italiani e stranieri ad esempio nei nati pretermine e nei bambini con basso peso alla nascita. Semmai le difficoltà arrivano nei mesi successivi, ha detto mons. Nozza, “a causa di condizioni di vita difficile e scarsa esposizione ai raggi solari, anche delle mamme che allattano”. Per quanto riguarda l’assistenza sanitaria solo il 41% degli immigrati regolari con figli al seguito si rivolge al pediatra di base. Ma “non perché sono tutti irregolari – ha sottolineato -, ma perché le famiglie di origine non sono abituate ad un discorso di medicina preventiva”. (segue)