"Abbiamo bisogno di spazi di dialogo dove far parlare le voci islamiche moderate e le voci di opposizione che stanno nascendo nel mondo arabo". La richiesta arriva da Randa Slim, dell’Issd (Istituto per il dialogo tra popoli e religioni), coordinatrice delle relazioni americane-arabe-europee, che oggi a Roma ha partecipato all’incontro promosso dall’Ipalmo, l’Istituto per le relazioni tra Italia e Paesi non europei, su "Democrazia in Medio Oriente e il futuro dell’Islam politico". "Il dialogo deve essere fondato sul rispetto delle opinioni – ha aggiunto Slim – solo così si riesce a dare la giusta percezione del mondo occidentale a quello arabo e viceversa". Un parere condiviso dall’egiziano Abu al-Ala Madi, cofondatore del partito moderato Al Wasat e del movimento Kifaya, per il quale "serve uscire dall’equivoco dell’immagine offuscata dell’Occidente e del mondo arabo. Innanzitutto occorre spegnere la rabbia e l’odio reciproco, costruire ponti tra questi due mondi comprendendo i rispettivi punti di vista". "L’Occidente non deve avere paura dell’Islam. C’è differenza tra Islam e i suoi seguaci, esiste un pluralismo islamico da tenere presente. Vanno rifiutati tutti quei gruppi che fanno della violenza uno strumento di lotta politica. Ci sono gruppi che vogliono dialogare. È auspicabile una mappatura dei gruppi islamici".