L’Africa sub-sahariana (soprattutto Congo, Angola ed Etiopia) è la principale destinataria, ma il Paese dove si concentrano più interventi è il Perù, con 73 progetti, seguito subito dopo dal Brasile. Se le Ong hanno capacità d’azione più ampia con grandi progetti finanziati anche dall’Unione europea e da fonti governative, spicca su Roma la presenza di micro-progetti, progetti piccoli e sostegno a distanza, portati avanti grazie alla raccolta fondi condotta direttamente tra i privati. Se questo è vantaggioso “per il contatto diretto con i beneficiari e la sensibilizzazione della cittadinanza”, spiega Cristiano Colombi, tra i curatori del Rapporto, può creare “punti di debolezza” riguardo alla “sostenibilità dei progetti, la stabilità dei finanziamenti, la possibilità di affrontare bisogni complessi e diffusi”. Il Rapporto segnala, però, una “scarsa partecipazione degli immigrati nei progetti di cooperazione rivolti ai loro Paesi d’origine”: solo 7 organizzazioni su 94. Tra i suggerimenti dell’indagine per trovare nuove forme di cooperazione, “la costruzione di partenariati di cooperazione decentrata con i territori del Sud del mondo” e il “potenziamento delle reti di associazioni per condividere informazioni, attività e strutture”.