TERREMOTO IN MOLISE, PUGLIA E SICILIA: MONS. VALENTINETTI (VESCOVO ELETTO DI PESCARA) E MONS. DI BELLA (ACIREALE), "UN GRANDE SCAMBIO DI UMANITÀ"


"La ferita del terremoto – ha raccontato mons. Tommaso Valentinetti, vescovo di Termoli-Larino (arcivescovo eletto di Pescara-Penne) intervenendo alla presentazione del Rapporto Caritas sugli interventi in Sicilia, Molise e Puglia seguiti al terremoto del 2002 – si è innestata in un contesto geografico e sociale di grande fatica. Non a caso, immediatamente dopo il sisma, in molti non conoscevano dove fosse esattamente il Molise". "Caritas italiana – ha proseguito mons. Valentinetti – ci ha dato grande fiducia e coraggio per affrontare la prima emergenza e per iniziare da subito un cammino di ricostruzione". Quali i punti focali di questo cammino ancora in atto? "L’attenzione – ha affermato mons. Valentinetti – a non giocare ‘di rimessa’ ma a mettere in atto una programmazione che guardasse immediatamente al futuro. Abbiamo sperimentato, inoltre, un grande scambio di umanità sia dalle realtà di volontariato coordinate dalla Protezione civile con attenzione davvero fraterna ai bisogni delle persone e sia dalle delegazioni regionali della Caritas che, in vario modo, hanno coltivato una presenza nel tempo accanto alle comunità colpite dal sisma". Cosa rimane di questa fase a tre anni di distanza? "I molti progetti nati dalla verifica dei bisogni strutturali del territorio e avviati grazie alla raccolta dei fondi realizzata da Caritas e Rai, la consapevolezza della necessità a muoversi in rete e il conseguente irrobustirsi  anche della realtà della Caritas regionale di Abruzzo-Molise". L’aiuto degli esperti di Caritas italiana nella gestione della prima fase di emergenza è vivo anche nel ricordo di mons. Rosario Di Bella, vicario generale della diocesi di Acireale, che subì nel 2002 prima l’eruzione dell’Etna e successivamente il sisma: "Abbiamo imparato sul campo il valore del coordinamento, seguendo la diaspora sul territorio delle famiglie sfollate dalle proprie case ed impedendo con la nostra azione che si sentissero sradicate dai propri paesi e coltivassero, invece, la voglia di ritornarci". "La vicinanza, in particolare delle Caritas regionali del Piemonte e dell’Umbria – ha concluso mons. Di Bella – ci ha aiutato a crescere nella nostra dimensione operativa e ci ha attrezzati ad affrontare nuove emergenze … sperando che non si verifichino!".