” ““La Giornata del ricordo può avere diversi significati. Il primo, quello del riconoscimento del prezzo pagato dai profughi per mantenere la loro identità italiana: è un debito morale che riguarda l’intera comunità nazionale. Il secondo, quello di far capire come la storia della frontiera orientale nel ‘900 non è stata una storia periferica e marginale, ma una vicenda che riguarda tutto il Paese e che si collega direttamente ad alcuni dei grandi processi che hanno reso tragica la storia del ‘900 nell’Europa centrale”. Ne è convinto Raoul Pupo, docente di storia contemporanea all’Università di Trieste, uno dei promotori, del rinnovamento degli studi storici che hanno sollevato il velo sulla tragedia delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata. Il settimanale cattolico di Trieste, “Vita Nuova”, in occasione della prima Giornata del ricordo lo ha intervistato (testo integrale su old.agensir.it). Secondo Pupo, occorre “accostarsi ad un passato tragico e lacerante con rispetto per le memorie dolenti di ciascuno. Io non credo alla condivisione della memoria, perché le memorie rappresentano il momento della soggettività e non sono interscambiabili a piacere. Credo invece fortemente alla ‘purificazione della memoria’, che si fonda sulla capacità di scambiarsi il perdono”. In questo senso vanno anche le parole del presidente della Repubblica Ciampi, che ieri ha tra l’altro affermato: “È giunto il momento che i ricordi ragionati prendano il posto dei rancori esasperati. Auspico che la Giornata del 10 febbraio, ispirata a sentimenti di riconciliazione e di dialogo, lasci un’impronta nella coscienza di tutti noi: italiani, europei, cittadini di un mondo che solo una rinnovata unità di ideali e di intenti democratici potrà rendere veramente migliore”.