“Sono le minoranze motivate e convinte che orientano il cammino della maggioranza, e ciò vale anche per la fede”, ha detto il card. Ruini, che intervenendo oggi al XIII Convegno nazionale teologico-pastorale dell’Opera Romana Pellegrinaggi si è soffermato sul “ruolo decisivo dei credenti” per il futuro dell’Europa. “Anche se in Italia i cattolici sono largamente la maggioranza, il cristianesimo vissuto è minoritario – ha ammesso Ruini ma è proprio da coloro che lo vivono in profondità che può nascere una grande spinta”, partendo dalla consapevolezza che alla “particolare vitalità” del cristianesimo italiano corrisponde una “particolare responsabilità” nell’assolvere il compito di “difendere per l’Europa il patrimonio religioso e culturale” del cristianesimo, come il Papa ha esortato i vescovi italiani a fare già più di dieci anni fa. “Il cristianesimo ha sempre avuto una valenza pubblica”, ha osservato il cardinale soffermandosi sull’evoluzione storica, religiosa e culturale dell’Europa: “Il nostro Continente ha bisogno di recuperare le radici cristiane, non solo come coscienza del proprio passato ma come capacità di costruire il futuro”. “Il terrorismo di matrice islamica ha aggiunto il cardinale riferendosi all’impatto dell’11 settembre 2001 sull’opinione pubblica oltre al dramma della tragedia ha provocato anche un risveglio cristiano dell’identità nel popolo e in una parte significativa della cultura laica. Un processo, questo, iniziato già prima dell’attentato alle Torri Gemelle, ma che ha acquistato una fisionomia più definita dopo lo ‘shoc’ dell’11 settembre”. “E’ nell’indole profonda del relativismo ha concluso il cardinale la tendenza ad escludere la possibilità di posizioni pubbliche diverse da quelle imperanti, considerate incompatibili con la libertà. Al contrario, il nostro Continente avrà un futuro solo a partire da una ‘buona coscienza’ sia dei valori, sia delle convinzioni, sia della storia del cristianesimo”, a partire dalle “radici profonde” che esso mantiene in Europa.