Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. "L’uomo contemporaneo ascolta più volentieri i testimoni che i maestri". Quante volte è stato citato, nell’arco di quasi trent’anni, questo passaggio dell’esortazione apostolica "Evangelii Nuntiandi" di Paolo VI, scritta in occasione dei dieci anni del Concilio. Ma sarebbe un errore limitarsi a questa frase. Papa Montini infatti proseguiva: "O se ascolta i maestri lo fa perché sono dei testimoni".
È proprio all’insieme di questo famoso passaggio dell’"Evangelii Nuntiandi", giustamente ricordata come "magna charta" dell’evangelizzazione, che viene da pensare di fronte a Giovanni Paolo II, per pochi giorni nuovamente degente al "Policlinico Gemelli" per una complicazione respiratoria fortunatamente superata senza problemi. Non ha confini, infatti, il cerchio di tutte le persone che si sono spontaneamente strette intorno a lui, e che sono state profondamente toccate, commosse dalla nuova, straordinaria, testimonianza di servizio, di fede e di serena disponibilità alla volontà del Signore.
E non solo i credenti, i vicini: anche e soprattutto i cosiddetti "lontani" o, comunque sia, la gente qualunque, lungi dall’appassionarsi agli almanacchi sullo stato degli equilibri curiali o di futuribili conclavi, si sono stretti intorno al Papa, toccati nell’intimo, commossi nel profondo.
Ecco, dunque, Giovanni Paolo II, il grande Papa dell’evangelizzazione, oltre le cortine ed oltre i muri, continuare il suo magistero ed approfondirlo, rendendolo se possibile più vicino ad ogni uomo, proprio attraverso il mistero della sofferenza, che ben sappiamo essere il vero comune denominatore di tutta l’umanità su questa terra. Scriveva ancora Paolo VI: "Il mondo, che nonostante innumerevoli segni di rifiuto di Dio, paradossalmente lo cerca attraverso vie inaspettate e ne sente dolorosamente il bisogno, reclama evangelizzatori che gli parlino di un Dio, che essi conoscano e che sia a loro familiare, come se vedessero l’Invisibile". Ecco il segreto: "Senza questo contrassegno di santità, la nostra parola difficilmente si aprirà la strada nel cuore dell’uomo del nostro tempo, ma rischia di essere vana e infeconda".
Celebrato il giubileo, il venticinquesimo anniversario, questa nuova fase del pontificato è tutta contrassegnata da questo stigma: la testimonianza, che passa attraverso la carne, attraverso la prova della sofferenza, rafforza il magistero e lo rilancia nell’intimo.
Diventa allora eloquentissimo, questo Papa che ha difficoltà ad articolare le parole: "Conserviamo la dolce e confortante gioia d’evangelizzare, anche quando occorre seminare nelle lacrime", scriveva il suo predecessore. Nel fluire degli anni di una storia accelerata, questa abbondante seminagione diventa per tutti motivo di rinnovata fiducia e di sicuro orientamento.” ”