"Dare corpo a una figura di cristianesimo che sappia far valere tutte le ragioni di plausibilità della fede alla mente e al cuore dell’uomo e della donna contemporanei". È questo, in sintesi, l’impegno che mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, ha affidato ai teologi, aprendo questa mattina a Milano, con una prolusione, i corsi di introduzione alla teologia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. In un contesto culturale in cui la fede e la riflessione argomentata su di essa subisce in Italia una "situazione di estraneità", occorre interrogarsi ha detto Betori – "anzitutto su come stabilire forme efficaci di comunicazione del Vangelo nel nostro tempo". L’invito a tutti i cristiani è quello a "non rinunciare alla differenza cristiana", "nel contesto di una cultura che premia l’omologazione sociale e, nel contempo, indulge all’accettazione di ogni diversità rifiutandosi di esprimere alcun giudizio a riguardo del vero e del bene". La differenza cristiana ha spiegato il segretario generale della Cei "non separa i cristiani dagli altri uomini e donne" e "non impedisce il loro impegno storico". Ma come comunicare la fede oggi? Innanzitutto ha detto Betori occorre purificare questo tipo di comunicazione "da ogni nascosto psicologismo e sociologismo" e ricordarsi di come Dio si è fatto incontro a ciascuno di noi. "Se la rivelazione consistesse in una comunicazione meramente verbale ha argomentato mons. Betori – essa avrebbe valenza unicamente dottrinale e intellettualistica, e la figura di Cristo risulterebbe assimilabile a quella di un filosofo che trasmette agli altri il proprio sapere". (segue)