CHIESA E MEDIA: DE BORTOLI, "DI DIO SI PARLA TROPPO E TROPPO POCO", DIFFIDARE DEGLI "ECCESSI"

Nei media, di Dio "si parla troppo e troppo poco", e spesso "si perde il senso che la persona umana deve essere al centro della comunicazione". Lo ha detto Ferruccio De Bortoli, direttore de "Il Sole 24 Ore", intervenendo oggi al Simposio "Chiesa e media: un futuro che viene da lontano", in corso a Roma (fino al 26 febbraio)in occasione dei 40 anni del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali. "Non si è mai guardato con tanto interesse alla Chiesa come oggi", ha osservato il relatore, "ma bisogna diffidare degli eccessi" e di fenomeni come "il trasformismo dei laici, l’agitarsi dei devoti, ma anche un certo ‘voyeurismo’ della fede che non è che una delle tante varianti dell’informazione-spettacolo". Secondo De Bortoli, in particolare, nei media "si parla troppo" di Dio nel senso che c’è una ripresa di temi religiosi dovuti al "senso di smarrimento" dell’uomo moderno, che "si interroga sul senso ultimo della vita, cerca forme primitive di religione, o forme di appartenenza metareligiosa. Ma il rapporto con il divino non si trova nelle scorciatoie della New Age, né in certi isterismi collettivi. La religione non è una beauty-farm". Altro caso in cui si parla "troppo" di Dio è per il direttore del Sole 24 Ore "quando si mette in rapporto la fede col terrorismo: ma Dio non guida nessun esercito, e questo concetto non lo si trova neanche nell’Islam". Non mancano, per De Bortoli, altre "patologie" rivelatrici del "troppo" parlare di Dio che appartengono allo stesso mondo cattolico: "C’è chi veste gli inediti panni del crociato moderno, e a volte capita di assistere a difese a spada tratta da parte di credenti devoti". Si parla "poco", invece, di Dio – è la denuncia del giornalista, che ha invitato la categoria ad una sorta di esame di coscienza – quando si trascurano "i quotidiani, piccoli e grandi sacrifici della ‘normalità’, il mondo della sofferenza, il volontariato": tutti settori, ha concluso, dove l’informazione è spesso "carente, episodica, distratta, impreparata".