CHIESA E MEDIA: MONS.GREGORY (USA), NO A "PORNOGRAFIA" E "COINVOLGIMENTO" DEI BAMBINI, SI’ A "RESPONSABILITA’" E "PASSIONE PER LA VERITA’"

 "I media non devono mai permettere a se stessi di compromettersi incentivando e promuovendo attività pornografiche, sotto forma di espressioni artistiche". E’ il forte monito lanciato oggi da mons. Wilton Gregory, arcivescovo di Atlanta (Usa), durante il Simposio su "Chiesa e media: un futuro che viene da lontano", in corso a Roma per celebrare i 40 anni del Pontificio Consiglio delle Comunicazioni sociali. Il presule americano si è scagliato contro l’0uso della "falsa giustificazione della libertà personale per legittimare la promozione e la distribuzione di materiale pornografico", soprattutto nel caso in cui "siano coinvolti i bambini come potenziali recettori di tale materiale", o peggio diventino "essi stessi gli oggetti della produzione" di quest’ultimo. La Chiesa, dai media, si aspetta al contrario che "facciano del loro meglio per migliorare la condizione umana, sia moralmente, che economicamente, politicamente ed artisticameante". Per far ciò, ha osservato Gregory, gli operatori dell’informazione "devono sempre seguire principi etici nel perseguire i propri obiettivi" e soprattutto "avere una passione per la ricerca della verità". "L’espropriazione delle persone come oggetti sessuali o l’esaltazione della brutalità umana – ha ammonito il vescovo statunitense – degrada il potenziale uso appropriato e legittimo dei media", che "dovrebbero evitare di essere usati come mezzi per violare la bellezza della persona umana". "Promuovere il bene comune" in campo mediatico significa anche, per Gregory, avere la capacità di "verificare" i fatti: "I media hanno la tremenda abilità di influire sulla reputazione pubblica degli individui e delle istituzioni, che dovrebbero usare "con giudizio" e nel pieno rispetto della dignità della persona umana.