Il 70% dei comuni riconosce la funzione delle organizzazioni di volontariato negli statuti comunali, il 90% fornisce loro risorse. Si fa sempre più stretto il rapporto tra amministrazioni pubbliche e volontariato e aumenta il coinvolgimento delle associazioni nella progettazione delle politiche sociali. Se ne sta parlando oggi a Roma nel corso del convegno nazionale promosso dalla Fivol (Fondazione italiana del volontariato) su "Volontariato e amministrazioni pubbliche: quale convergenza?". Una indagine condotta dalla Fivol sul rapporto tra amministrazioni pubbliche e organizzazioni di volontariato ha coinvolto in tutta la penisola 138 comuni italiani e 75 unità sanitarie locali e, dall’altro lato, 81 presidenti di coordinamenti e consulte del volontariato, che hanno espresso rispettive valutazioni e critiche sul rapporto in atto. Da parte delle amministrazioni pubbliche emerge una percezione "reale" del volontariato, senza nasconderne pregi e difetti. "Oltre a riconoscere al volontariato un ruolo di primaria importanza nella tutela e promozione dei diritti del cittadino si legge nell’indagine -, ne sottolineano l’attuale importanza in una funzione eminentemente politica, in quanto attore locale che partecipa alla elaborazione della programmazione sociale e sanitaria pubblica". Il volontariato diventa quindi "partner effettivo" delle amministrazioni pubbliche, "a cui può assicurare una visione puntuale sui bisogni" ricordando anche la necessità della gratuità per perseguire la giustizia sociale. Il volontariato, da parte sua, "deve evitare il rischio di perdere l’autonomia di proposta, rigettando sia un atteggiamento questuante e di ricerca di un rapporto autoreferenziale", sia "un atteggiamento strumentalizzante di questa per soddisfare bisogni di sola emergenza o per assecondare politiche di delega nella gestione di servizi o interventi". Al volontariato viene chiesto, in sintesi: "qualità degli interventi" e "flessibilità operativa" per soddisfare i bisogni. Il volontariato, da parte sua, rimprovera invece al settore pubblico di interpellarlo solo "in modo strumentale e riduttivo facendovi ricorso per affrontare emergenze e urgenze e per attivare interventi meno costosi in una situazione di scarsa disponibilità di risorse". Di usarlo, cioè, come "barelliere della storia".