” ““Luzi, cantore di Dio”. Lo scrive Renato Bertacchini, saggista e critico letterario, sull’ultimo numero della rivista Studium (novembre-dicembre 2004)che dedica al poeta toscano, morto oggi, un articolo dal titolo “Per Mario Luzi, poeta cristiano”. “Quando nella stagione ermetica era chiuso, ristretto nella sua solitaria identità personale afferma Bertacchini, ricordando il monologo ‘Via Crucis al Colosseo (1999)’ – Luzi soffriva di un continuo, difensivo, inappagante esame di coscienza. Oggi, ‘imbevuto, grondante di cristianesimo, dilata la propria figura di poeta. Da cristiano si apre al destino partecipe di uomini, fiumi, piante e animali”. “Preso dal fascino e dalla tragedia degli eventi universali, Luzi, cantore di Dio, sente meglio, più a fondo, la potenza vitale che promana dal Verbo. I Vangeli lo richiamano all’enorme riserva di vitalità e creatività che esiste nell’uomo”. Un viaggio sacro e umano che continua anche in altre opere “alla ricerca del soffio creativo di Dio”. Nel testo di Bertacchini non mancano anche riferimenti al rapporto tra Luzi e la lingua che ricordava il poeta “modella la nostra mente, riceve le nostre esperienze, le arricchisce. La lingua è madre bonaria, parsimoniosa e generosa di sé”. Non senza avvertire dei rischi che provengono dal linguaggio standard dei computer che ci sta soffocando e mescola in “pappette telematiche e terminologiche” gli anglismi e l’italiano.