FOIBE: BELLAVITE ("VOCE ISONTINA"), È NECESSARIO "UN RICONOSCIMENTO DI COMUNE COLPEVOLEZZA PER UNA DEFINITIVA RICONCILIAZIONE"

"La tragedia delle foibe è da inquadrare nel più ampio contesto del periodo tra i due conflitti mondiali ed è il frutto velenoso prodotto dai semi di violenza abbondantemente sparsi dalle ideologie che hanno insanguinato il XX secolo". Lo ricorda don Andrea Bellavite, direttore del settimanale della diocesi di Gorizia ("Voce Isontina"), in una nota per il Sir (old.agensir.it), sulla Giornata del ricordo, che verrà celebrata in Italia il 10 febbraio. "Indetta dal Parlamento italiano con la legge n. 92 del 30 marzo 2004, a memoria del trattato di pace del 10/02/1947 e dell’esodo italiano dall’Istria, la Giornata del ricordo – scrive Bellavite – è contrassegnata fin dal suo sorgere da un lungo strascico di polemiche, soprattutto nelle città di Trieste e di Gorizia, dove molte ferite sono ancora aperte. In effetti, la strada di una pacificazione serena e costruttiva è ostacolata dalle strumentalizzazioni politiche, che riacutizzano la sofferenza di chi è stato direttamente colpito negli affetti più cari per imporre visioni preconcette che nulla hanno a che fare con un’autentica storiografia scientifica". Nel caso delle foibe, prosegue Bellavite, non si è trattato di "’tentato genocidio’ o di ‘pulizia etnica’, ma di ‘crimine di guerra’: nelle cavità carsiche non sono stati gettati soltanto gli italiani, ma anche tanti sloveni e croati che avevano espresso la propria opposizione ai disegni egemonici dei partigiani di Tito; tra essi, in quell’oscuro contesto hanno perso la vita anche sacerdoti e fedeli cattolici che in nome della propria fede cristiana hanno cercato di salvaguardare la libertà ed il diritto alla vita dei cittadini". Per il direttore del settimanale cattolico, "il perdono individuale è un atto che non può essere imposto e che riguarda la coscienza più intima di chi è stato coinvolto; è invece indispensabile che a livello collettivo ci sia un riconoscimento di comune colpevolezza – così come è naturale accada nel ricordo dei lager nazisti – per poter accedere finalmente ad una definitiva riconciliazione". Occorre – questa la conclusione di Bellavite – promuovere "la scelta di un ‘ricordo’ capace di suscitare quella comunione e quella fraternità che hanno consentito lo scorso anno di abbattere le ultime reti che dividevano ancora i popoli e le nazioni della nuova Unione europea".