Consegnando agli operatori questa Istruzione ha sottolineato mons. Domenico Sorrentino, Segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti la Chiesa intende "ribadire il valore proprio del sacramento del matrimonio" che "nessuno, nemmeno il Papa, potrebbe sciogliere". Si tratta dunque di una "testimonianza" che "diventa di giorno in giorno sempre più minoritaria. Con la legislazione divorzista e con le spinte sempre più forti al riconoscimento delle coppie di fatto, la visione del matrimonio nella società civile di tante nazioni è entrata in un orizzonte etico-culturale che si distacca nettamente dalla tradizione cristiana". Mons. Sorrentino ha quindi voluto precisare che processo di nullità e processo di divorzio sono due procedimenti "radicalmente diversi". Il processo di nullità "non mira infatti a sciogliere un matrimonio valido, fosse anche fallito irrimediabilmente, ma a verificare l’ipotesi che esso, al di là della celebrazione formale, non sia mai esistito". Nel suo intervento, mons. Sorrentino ha parlato anche dell’urgenza di "venire incontro alle persone ferite e sofferenti per le infelici vicende matrimoniali, a volte separate e divorziate loro malgrado". Queste persone ha detto sono parte della comunità cristiana ed hanno quindi tutto il diritto di ricevere le cure necessarie per crescere come cristiani". Anche il card. Herranz ha ribadito, rispondendo ai giornalisti, che "i divorziati e i risposati non sono degli scomunicati. Il fatto di essere privati della comunione eucaristica non significa che queste persone non siano membri a pieno titolo della comunione ecclesiale".
Riguardo infine alle diversità che in questa materia si registrano nelle altre Chiese cristiane, e soprattutto nelle Chiese ortodosse che pur ribadendo l’indissolubilità del matrimonio, prevedono procedimenti di nullità diversi, mons. Amato ha assicurato tutta la disponibilità da parte della Chiesa cattolica a "capire le ragioni profonde" che hanno portato la teologia ortodossa a determinate conclusioni e a "non fare proposte poco plausibili e non fondate" per non rallentare il processo di dialogo. ” ” ” ” ” ” ” ” ” ”