Domenica 13 marzo, per la prima volta nella storia della Rai, la trasmissione della Messa di Rai Uno delle 10,55, verrà trasmessa da una città non italiana. La località scelta è Winterthur, in Svizzera e la Chiesa è quella della Missione cattolica italiana. Questa iniziativa – ha spiegato p. Alberto Ferrara, direttore della missione Cattolica – vuole richiamare “lo scottante problema dell’emigrazione italiana in Europa e nel mondo. Oggi si parla della nuova emigrazione, della immigrazione, con il rischio di accantonare il problema del migrante che, pur stando all’estero da diversi anni, cerca oggi più che mai, una sua identità e non vuole essere preso dalla macchina dell’integrazione che annichilisce la personalità e impoverisce la comunità di accoglienza. Quando si perdono le radici, ci si secca”.
La trasmissione della messa – con la regia di don Antonio Ammirati – è “un richiamo a questa realtà”, ha aggiunto p. Ferrara, con “l’augurio che trovi, nel contesto dei media, una sua motivazione” oltre a ad essere un invito a “suscitare, analizzare e affrontare il problema e a far sì che la comunità si senta libera e formata per accettare lo ‘straniero’, non come un problema da affrontare, ma come una risorsa e un arricchimento da valorizzare, dal punto di vista umano, sociale, civile, culturale e religioso”. Secondo don Ferrara l’iniziativa rappresenta anche un “un modo di continuare a parlare, di una realtà ricca e sconosciuta” se si pensa che fuori dall’Italia vive un’altra Italia, con circa altri 50 milioni di persone in tutto il mondo.
Secondo dati forniti da Migrantes in Svizzera ci sono 430 mila cittadini italiani di cui 120 mila con doppia nazionalità. 64 sono le missioni cattoliche animate da 72 missionari (42 diocesani e 30 religiosi tra scalabriniani, salesiani, gesuiti e cappuccini), coadiuvati da 109 religiose e 15 operatori laici. L’età media dei missionari è di 53 anni.