” “"I media si occupano molto dei rapimenti di occidentali ma poco o nulla raccontano delle centinaia di iracheni che vengono rapiti e che sono nelle mani dei sequestratori". Non usa mezzi termini il patriarca caldeo di Baghdad, Emmanuel III Delly, nel denunciare la scarsa obiettività dei media nel trattare il tema dei sequestri in Iraq, tornato drammaticamente attuale dopo la liberazione di Giuliana Sgrena, la morte di Nicola Calipari e la detenzione della francese Florence Aubenas, di cui non si hanno notizie. In un’intervista al Sir (old.agensir.it) il patriarca parla della piaga dei rapimenti: "Vengono rapiti uomini politici, imprenditori, esponenti religiosi e funzionari civili fino ad arrivare a donne e bambini. Si sequestra per vendetta, per ottenere un riscatto, per fare pressione e incutere paura. Si tratta di banditi privi di scrupoli. Purtroppo i giornali non ne parlano per cui molti di questi rapimenti restano ignoti. Per le famiglie dei rapiti diventa ancora più difficile avviare trattative e contatti per riportare a casa i loro congiunti. Se solo sapessimo a chi bussare per avere notizie…". La stessa polizia, aggiunge, è vittima dei sequestri. "Diversi poliziotti sono stati rapiti e uccisi. Per questo molti di loro effettuano servizio con dei copricapo per non farsi riconoscere ed evitare rappresaglie". Ma il vero volto dell’Iraq non è quello dei rapimenti e della violenza, come già detto al Sir, nei giorni scorsi, dal vescovo di Kirkuk, mons. Louis Sako. "I media afferma Delly – raccontano solo la faccia negativa dell’Iraq e si dimenticano di mostrare quella più vera e positiva. Ma si sa, le brutte notizie fanno vendere di più. Eppure ci sono molte cose belle oggi in Iraq". "Il popolo sta riacquistando la sua libertà. La gente è libera di muoversi. Nelle città si stanno ricostruendo le case, stanno nascendo dei giardini dove in molti vanno a passeggiare e riposare, i cinema e i locali stanno riaprendo, ci sono molti giornali, le chiese e le moschee sono piene. Anche il lavoro, ce n’è tantissimo, ci sono svariate opportunità per chi ha voglia. Purtroppo molti hanno paura anche perché si tratta di lavorare alle dipendenze di ditte straniere, americane. E le minacce hanno effetto". Ma la cosa più bella, conclude è che "adesso cominciamo a respirare aria di libertà".