“Il perdono è un valore che deve essere trasmesso con l’educazione, fin dall’infanzia”, e le donne sono le “principali educatrici” dei giovani, a cui sanno trasmettere “valori etici” perché “più sensibili ai bisogno della persona umana”. Lo ha detto Cristina Zucconi Galli Fonseca, presidente dell’Istituto di Studi Superiori sulla Donna dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, intervenendo oggi al congresso internazionale “Donna e cultura della pace”, organizzato dal citato istituto dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e dell’Università Europea di Roma. “La pace sembra essere un bene irraggiungibile”, ha esordito la relatrice, facendo notare come “nel contesto socio-economico e politico in cui viviamo sentiamo l’esigenza di cercare e promuovere, con maggiore determinazione, una cultura della pace, personale, sociale e mondiale”. Un “bene prezioso”, questo, “costantemente minacciato dall’ingiustizia, dalla violenza e dall’egoismo”. “Dietro all’ingiustizia ha sottolineato però Galli Fonseca si cela sempre un comportamento ingiusto, c’è sempre una persona ingiusta”. Ciò significa che “la pace non si può improvvisare, poiché è uno stile di vita improntato alla giustizia. L’autentica cultura della pace si costruisce sul rispetto e sulla promozione dei valori universali della persona umana, del dialogo e della solidarietà sociale ed internazionale. In questo contesto la donna è protagonista, in quanto principale educatrice ai valori etici e significativamente più sensibile ai bisogni della persona umana in generale”. “La cultura passa da una generazione all’altra soprattutto per opera delle donne, come il Papa ha avuto modo di mettere in evidenza nel suo ultimo libro”, ha detto padre Paolo Scarafoni, rettore dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, aprendo l’incontro: “Se la famiglia umana potrà vincere il male con il bene dipenderà in buona parte dal ruolo che svolgono oggi le donne, nella trasmissione della legge morale, nell’educazione alla cultura della pace”.