” “C’è, dunque, a Napoli un fermento in positivo, al di là di quello che denunciano i mass media. “I giornali osserva il responsabile del Servizio di pastorale giovanile diocesano – parlano di cronaca nera e di tutto ciò che fa notizia, mentre del bene, che non fa notizia, non se ne parla. Napoli è piena di ragazzi, di giovani di buona volontà, di associazioni, di movimenti. La stessa Scampia è piena di associazioni e sono tante le attività di promozione umana che si fanno in quel quartiere. C’è un fermento che, purtroppo, non viene alla luce e questi episodi negativi gettano un’ombra su tutto il bene che, invece, c’è”. Sono tante le associazioni impegnate direttamente sul discorso della legalità. “L’anno scorso ricorda don Pepe – con la Caritas diocesana ed in sintonia con altri uffici abbiamo promosso un cammino di educazione alla pace, alla giustizia e alla legalità. Anche i centri di pastorale giovanile diocesani, poi, fanno questo discorso: per esempio ‘Agorà’, a Portici, è impegnato in un percorso di formazione sulla legalità”. Se sono tanti i giovani che lottano per un mondo migliore, cosa si può fare per il recupero di quelli lontani dalla Chiesa, che si lasciano abbagliare dalle luci effimere di mondi pericolosi? “Innanzitutto risponde Pepe – servono prevenzione ed accoglienza; percorsi che possano essere vicini ai ragazzi cosiddetti a rischio, che sono particolarmente sensibili”. “C’è un fenomeno strano aggiunge il sacerdote – perché molti di loro provengono da ambienti non del tutto malavitosi, sono vittime di altri meccanismi o cadono in mano a chi, in questo momento, è più forte di loro, per un’opera di condizionamento da parte di certi personaggi che hanno molta influenza. È necessaria, perciò, anche una lotta a testimoniare valori diversi e forti che possano coinvolgere questi giovani: si tratta, soprattutto, di un lavoro di educazione e formazione”.