IMMIGRAZIONE: DIRITTO DI VOTO AGLI STRANIERI, A ROMA SARÀ POSSIBILE ALLE AMMINISTRATIVE DEL 2006? ” “

 Diritto di voto amministrativo agli stranieri? Nel Comune di Roma potrebbe già accadere dalle elezioni municipali del 2006, solo modificando l’articolo 27 dello Statuto comunale, aggiungendo una semplice disposizione che preveda il diritto di voto per i i residenti da almeno cinque anni. Ne è convinta l’associazione Nessun luogo è lontano, tra i portavoce di una esigenza sentita da più parti, ai diversi livelli della società. "E’nostra profonda convinzione – ha detto Fabrizio Molina, presidente dell’associazione – che sia possibile, Tutto ciò contribuirebbe alla crescita della sicurezza sociale, visto che chi acquisisce uno status difficilmente intende perderlo mettendosi a delinquere". In un incontro convocato oggi a Roma, rappresentanti degli enti locali (Comune, Provincia e Regione) e delle associazioni si sono confrontati sullo stato del dibattito ed hanno esposto proposte in materia. Come quella della Provincia di Roma, che sta lavorando all’ipotesi di creare Consulte di immigrati nei 17 distretti del suo territorio. I 17 presidenti delle Consulte, insieme ai 23 Consiglieri aggiunti giù eletti (4 al Comune e 19 nei Municipi) andrebbero a formare un Consiglio provinciale degli immigrati composto da 40 membri, che possa diventare "luogo permanente di confronto, dibattito e protagonismo degli stranieri". A livello regionale l’acquisizione del diritto al voto è più difficile perché sarebbero necessario modifiche alla legislazione nazionale, ma anche qui si sta pensando ad una Consulta regionale "con ruoli e responsabilità". Secondo Stefano Ceccanti, docente di diritto costituzionale all’Università La Sapienza di Roma, "il voto alle amministrative del 2006 è possibile per tre ragioni: il testo unico sull’immigrazione va interpretato a favore dell’esercizio del diritto; c’è un parere positivo del Consiglio di Stato; sarebbe illogica l’autonomia statutaria dei Municipi se venissero negati dei diritti". In molti Paesi europei, tra cui Gran Bretagna, Olanda, Svezia, Irlanda, Lussemburgo e Spagna già da tempo gli stranieri hanno diritto al voto e partecipano alla vita politica locale. Anche la Convenzione del Consiglio d’Europa firmata a Strasburgo nel 1992 (parzialmente ratificata dall’Italia nel ’94) invita gli Stati contraenti a prevedere l’elettorato attivo e passivo ad ogni residente straniero, con la sola condizione di un minimo di cinque anni di residenza legale e abituale. "