” ““La società e la cultura moderne hanno sempre più bisogno del dialogo fra discipline umanistiche e scientifiche. Lo straordinario sviluppo delle scienze e delle tecnologie, carico di promesse per l’uomo, non è esente dal rischio che questi progressi siano usati non per l’uomo, ma contro l’uomo, non per il bene comune, ma per l’interesse di alcuni, siano essi singoli, gruppi o intere nazioni”. Lo ha detto il card. Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, alla presentazione, oggi in Vaticano, della seconda fase del progetto Stoq (Science, Theology and the Ontological Quest), “uno dei più prestigiosi programmi di ricerca attualmente esistenti al mondo” sul rapporto fra scienza, filosofia e teologia, coordinato dal già citato Consiglio e che coinvolge due università pontificie romane (Lateranense e Gregoriana) e il Pontificio Ateneo “Regina Apostolorum”. Ad avviso del cardinale “questa sfida richiede un responsabile confronto fra scienza e umanesimo, anzi, fra le scienze e i vari umanesimi. Quattro secoli di contrapposizione delle ‘due culture’, umanistica e scientifica, non sono passati invano”. La mancanza di frequentazione fra mondo scientifico e religioso, ha affermato Poupard, “ha portato all’incapacità di comprendersi fra questi due mondi e a generare pregiudizio dall’una e dall’altra parte. Pregiudizio della scienza verso la religione, vista come residuo di un passato mitico e irrazionale. Pregiudizio della religione verso la scienza, vista come un tentativo di ridurre l’uomo e il mondo alla materia in nome di una razionalità ideologizzata e astratta”. “Cercare di superare questo fossato ha aggiunto – credo sia stato il compito principale che ci ha lasciato la Commissione di Studio del Caso Galileo, istituita da Giovanni Paolo II nel 1981, (guidata da Poupard fino alla conclusione dei suoi lavori nel 1992). L’esame del Caso Galileo, che il Papa ha voluto fortemente per purificare la memoria storica della Chiesa, aveva anche lo scopo di approfondire i problemi epistemologici, storici e culturali soggiacenti, per riflettere sui rapporti tra la scienza e la fede”. (segue)