ARRESTO DON LODESERTO: IL SETTIMANALE CATTOLICO DI LECCE, "RIDATECI DON CESARE"

"La sofferenza di don Cesare è un grande dono per la Chiesa di Lecce. E anche di questo lo ringraziamo, in queste ore di afflizione". È il commento di Nicola Paparella, direttore del settimanale dell’arcidiocesi di Lecce, "L’Ora del Salento", all’arresto di don Cesare Lodeserto, direttore del Centro "Regina Pacis" con sede a San Foca di Melendugno (Lecce). Il sacerdote è stato arrestato sabato scorso a Mantova, dove esiste un altro centro gemello del "Regina Pacis". Don Lodeserto è ora detenuto nel carcere di Verona. L’imputazione a suo carico, oltre a quella di sequestro di persona, è di abuso dei mezzi di correzione. Ieri sera nella cattedrale di Lecce si è svolta una veglia di preghiera per don Cesare, presieduta dall’arcivescovo mons. Cosmo Francesco Ruppi, durante la quale Paparella ha letto l’editoriale del prossimo numero del settimanale, di cui Lodeserto è amministratore. "Quando le parole della fede si affievoliscono – scrive Paparella –  nel silenzio tornano a farsi sentire le mille domande dell’uomo. Perché? Perché, accusare un uomo che tutti noi amiamo e stimiamo? E perché prenderlo là, lontano da casa? Non lo si poteva prendere nella casa ove per tanti giorni ha lavorato e dove ha sofferto insieme alle ultime del mondo?". Il direttore del settimanale prosegue: "Noi crediamo nella legge degli uomini e siamo cittadini del mondo e vogliamo rispettare la legge del mondo. Ma abbiamo anche il Vangelo della carità. E per obbligazione morale ascoltiamo la voce della coscienza. Noi sappiamo, sì, noi sappiamo e possiamo testimoniare che don Cesare non ha violato la legge di Dio, non ha tradito la fiducia degli uomini, non ha disobbedito alla coscienza ed ha sempre lavorato al servizio della carità". In merito alla vicenda dei permessi di soggiorno tolti dal sacerdote alle donne moldave, il direttore afferma: "Se nell’impeto dell’impegno educativo ha tolto i permessi di soggiorno a qualcuno – questa sarebbe la sua colpa – lo ha fatto soltanto per difendere giovani vite dai pericoli più gravi della strada, dal rischio delle catene della schiavitù, dalla vergogna della prostituzione". Quindi l’appello: "Signori della legge, operatori della giustizia, noi apprezziamo il vostro lavoro e sappiamo quale fatica vi costa. Per questo vi siamo debitori, come lo siamo per tutti coloro che lavorano per il bene pubblico e per il bene comune. E come debitori in piena umiltà, vi chiediamo di poter stringere le vostre mani e di poter guardare nei vostri occhi, perché voi possiate vedere nel nostro sguardo la tristezza che è nel nostro cuore e la fiducia che riponiamo nelle vostre azioni. Noi vi imploriamo: ridateci don Cesare".