UNABOMBER: DON CESCON (“IL POPOLO” DI PORDENONE), “SERVE LA COLLABORAZIONE VIGILE DI TUTTA LA COMUNITÀ”

” “Contro “unabomber” serve la collaborazione “positiva e vigile” di tutta la comunità: lo chiede don Bruno Cescon, direttore del settimanale della diocesi di Pordenone “Il Popolo”, che nell’editoriale dell’ultimo numero loda il comportamento semplice e pacato della famiglia della bimba ferita dallo scoppio di una candela in chiesa. “Il nostro Paese conosce anche questo controllo delle emozioni e delle reazioni – osserva don Cescon -. Esemplare questa famiglia. E pure dai nervi saldi l’intera cittadinanza con il suo sindaco, cittadinanza che sa di aver paura, ma continua la sua vita giornaliera”. “In che modo riesca a nascondersi ancora, questa persona o queste persone, resta tutto da chiarire, soprattutto in un territorio fatto di piccole comunità”, nota don Cescon, secondo il quale ciò dipende molto dal “moderno anonimato delle società postindustriali, dove conta molto lo spazio di libertà dato a ciascuno, fino a non intrigarsi degli affari degli altri”: “Hanno ragione le forze dell’ordine a sottolineare che i territori del Nordest sono in un certo senso meno presidiati dalla popolazione, dall’affiatamento degli abitanti, che in passato magari sfociava in un eccessivo controllo sociale”. In questo senso è dunque positivo il gesto degli abitanti di Motta di Livenza, sede di un santuario alla Vergine, che risponderà “alla sfida di tanta malattia e distorsione dell’anima con una grande manifestazione di solidarietà, con una fiaccolata che si concluderà proprio nel loro Santuario della Madonna dei miracoli”. “All’orrore contrappone anzitutto – alle forze dell’ordine tocca prendere il folle – non la rabbia o le taglie ma la debolezza e la fragilità che è propria di una veglia di preghiera”. Anche i due vescovi, Mons. Giuseppe Zenti di Vittorio Veneto, diocesi in cui è accaduto il fatto, e Mons. Ovidio Poletto nella cui diocesi era scoppiato l’ordigno durante la messa della notte di Natale, sono disponibili ad incontrare questo attentatore o attentatori “per riportarlo/i alla coscienza delle sue responsabilità fino a chiedergli di costituirsi e di riparare al male compiuto”. “Anche non dovesse bastare la pietà degli offesi – conclude don Cescon – l’intensa pena per lui e per l’insana infelicità che si porta nel cuore a convincere l’attentatore a redimersi, essa invita ognuno ad una reazione positiva, vigile, soprattutto collaborativa.