"La legge n. 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita, pur non essendo perfetta per vari motivi, è la migliore possibile che nell’attuale contesto culturale e politico si potesse ottenere. È una legge da difendere anche per motivi razionali, accessibili a tutti, e non solo per motivi di fede, e soprattutto da non peggiorare". E’ quanto sostengono i vescovi della Conferenza episcopale toscana (Cet) al termine della loro sessione primaverile svoltasi presso il santuario di Montenero (Livorno), il 14 e 15 marzo.
A proposito dei quesiti referendari, i Vescovi hanno dichiarato che "il referendum, quando si tratta di argomenti come quelli proposti, complessi e di non facile comprensione nei presupposti e nelle possibili derive, non è lo strumento più adatto per simili decisioni". "Il referendum rimarcano i presuli – che nella Costituzione ha carattere abrogativo, in questo caso diviene legislativo, sostituendosi al Parlamento e deformando la legge 40/2004". La non partecipazione al voto referendario, secondo la Cet, "ha piena legittimità e dignità e può essere intelligentemente percorsa". "I quesiti referendari aggiungono i vescovi – pongono problemi molto seri come il diritto del concepito, la possibilità di manipolare la vita umana per sperimentazioni scientifiche, il diritto o meno del nascituro ad avere un padre che non sia anonimo. Pertanto è un dovere di tutti gli operatori pastorali, parroci, insegnanti, catechisti, responsabili delle associazioni e dei gruppi, promuovere un’informazione puntuale, capillare, scientificamente corretta che con chiarezza e verità smentisca anche quelle possibilità di guarigione da varie malattie, promesse da molti, che per ora non hanno un fondamento scientifico. Ne va di mezzo concludono – la vita umana e la dignità della persona".” ”