LETTERA DEL PAPA AI SACERDOTI: CARD. HOYOS, “UNA LETTERA FIRMATA DA UN LUOGO SEGNATO DALLA CROCE DI CRISTO: L’OSPEDALE” (2)

” “Sollecitato dalle domande dei giornalisti il card. Darío Castrillón Hoyos, prefetto della Congregazione per il clero, ha ribadito l’importanza di questa Lettera, anche per le condizioni in cui essa è maturata e cioè durante il secondo ricovero del Santo Padre al policlinico Gemelli. “Ecco perché – ha spiegato il prefetto – ho detto dalla Croce. Tutti abbiamo visto il dolore del Papa – ha poi aggiunto – tutto il mondo ha visto come il Santo Padre ha sofferto e come abbia pensato in ogni momento a tutta la Chiesa e al clero”. “Mi sono commosso – ha ricordato il cardinale Hoyos – nel vedere che le prime parole di Giovanni Paolo II sono state per dei vescovi, dei vescovi africani”. È un segno di comunione con le Chiese lontane: con quell’atto “il Papa accoglieva la Chiesa”. In questi giorni – ha proseguito il prefetto – il Santo Padre si è presentato “debole nell’espressione fonica ma forte nell’amore e nella significanza per il mondo e per la Chiesa”. Importante, secondo il card. Hoyos, l’accento sull’atteggiamento dell’obbedienza. “Un’obbedienza – ha detto ancora il cardinale – all’Eucaristia. La consacrazione è l’azione più sacra che un sacerdote possa realizzare”. L’invito, dunque, è a tenere nella massima cura la “severità” e la “santità del Rito”. Il prefetto ha quindi raccontato che alla Santa Sede arrivano lettere in cui i fedeli si lamentano per i riti non curati e giungono notizie anche dalla stampa di “abusi nel rito sacro dell’Eucaristia”. “Qualche volta – ha detto – per far capire le cose, si prende un modo di fare più popolare perché si crede che la gente ha bisogno di un linguaggio più semplice. Un po’ come fa una mamma con il bambino. Ma non è così. Sempre con grande rispetto alla gerarchia locale – ha concluso Hoyos – il Santo Padre chiede di essere obbedienti alle norme che i vescovi danno, in specie per l’Eucaristia”.