"Uomo mite e forte, pensoso e comunicativo, poeta geniale, fecondo e creativo… testimone di una speranza più forte di ogni dramma e di ogni caducità, profeta di un umanesimo aperto al Mistero divino. Il suo messaggio è quanto mai attuale e salutare come antidoto alla vertigine e all’angoscia del nulla, che serpeggia nella cultura del nostro tempo. Lo accogliamo pensosi e con profonda gratitudine. Egli dà voce alla speranza che, malgrado tutto, abita in ognuno di noi". Così l’arcivescovo di Firenze, card. Ennio Antonelli, ha ricordato oggi, durante le esequie in Cattedrale, la figura del poeta Mario Luzi morto lunedì 28 febbraio all’età di 90 anni. "Luzi ha detto Antonelli, che ha accompagnato l’omelia con alcuni versi del poeta – non si è mai stancato di cercare la sua via, nella vita e nella poesia, in costante ascolto degli uomini, delle cose e del Mistero ineffabile. Ha vissuto la sua esistenza come passaggio attraverso situazioni, esperienze ed eventi sempre nuovi, viaggio spirituale in compenetrazione con la storia comune del genere umano e con l’intero universo. Il mondo stesso gli si presentava come varietà multiforme in divenire, come incessante mutamento simile al fluire dell’acqua di un fiume. Ne coglieva anche i frammenti fugaci con inesauribile meraviglia. E la poesia era per lui esigente ricerca della parola che aderisce all’esperienza concreta sempre cangiante e nello stesso tempo rivela l’unità del reale al di là della molteplicità e del divenire". Ad avviso del cardinale "aveva piena consapevolezza che la storia è tutta attraversata dal bene e dal male e soggetta alla caducità", tuttavia "amava la vita e non finiva mai di stupirsi di essa come di un miracolo sempre nuovo". (segue)” ” ” “