” ““Il dialogo tra mondo occidentale e mondo islamico è una necessità che va spiegata innanzitutto a chi non ne è convinto. Da una parte e dall’altra esistono, infatti, persone disposte a comprendere le ragioni altrui, ma sono i pregiudizi il vero ostacolo al dialogo, pregiudizi che purtroppo sono molto diffusi. La prima cosa da fare, quindi, è isolare chi predica l’odio all’interno di ciascuna società”. Così ha dichiarato al Sir il giornalista francese Georges Malbrunot, in una intervista che verrà pubblicata sul prossimo numero. Malbrunot, tenuto prigioniero in Iraq per oltre tre mesi assieme al collega Christian Chesnot, è stato invitato a moderare un dibattito che si è svolto a Parigi sul tema del dialogo interculturale e interreligioso, in particolare sui rapporti tra Islam e Occidente. Dopo la drammatica esperienza in Iraq Malbrunot si dice ancora persuaso della possibilità di un dialogo con il mondo musulmano: “È stata proprio l’esperienza del rapimento a convincermene del tutto dice -. Durante la prigionia, infatti, io e Christian Chesnot abbiamo potuto dialogare con i rapitori. Abbiamo cercato di spiegare loro che la dicotomia tra la umma e gl’infedeli è più complicata di quanto pensavano loro. Non ho la presunzione di dire che li abbiamo convinti, ma mi sono accorto che anche loro, come molti di noi, sono vittime del pregiudizio. Anzi, i musulmani sono le prime vittime dell’oscurantismo: di quello degli islamismi radicali che predicano lo sterminio degl’infedeli e di quello di chi, in Europa o in America, crede che tutti i musulmani siano terroristi. Da parte nostra è necessario mostrare al mondo islamico un atteggiamento di apertura che nulla ha a che vedere con la retorica dello ‘scontro tra civiltà'”. Tra le condizioni a suo tempo avanzate dai rapitori per il rilascio dei due giornalisti c’era anche l’abolizione della legge sul divieto dei simboli religiosi nelle scuole francesi. Secondo Malbrunot nel mondo islamico c’è chi ha interpretato “la decisione del governo francese come un ennesimo tentativo di prevaricazione”. A suo avviso “l’errore principale commesso dalla Francia sia stato quello di spiegare male la legge” e dare in questo modo “una cattiva soluzione ad un vero problema”: “Alcuni iracheni, ad esempio, erano convinti che portare il velo fosse stato proibito dappertutto quando, invece, è stato vietato solo nella scuola pubblica. Le ragioni pedagogiche di una direttiva che non riguarda né le università né i licei privati, sono state sottaciute per enfatizzare, invece, la polemica politica”.
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