Sono sempre più gli “under 18” che, d’estate, indossano la casacca dei “lavoratori stagionali” per mettersi qualche soldo da parte o acquistare la tanto sognata “indipendenza”. Sul fenomeno, pieno di “opportunità” ma anche di “problemi dietro l’angolo”, il patriarcato di Venezia ha organizzato un Convegno, svoltosi nei giorni scorsi presso la comunità monastica di Marango di Caorle: protagonisti la comunità cristiana del litorale, ma anche le amministrazioni, le associazioni, i sindacati e i singoli cittadini. “Non scandalizzatevi ha detto il card. Angelo Scola, patriarca di Venezia, aprendo l’incontro ma per me questo convegno non è meno importante del ritrovarsi, la domenica a celebrare l’eucaristia. In questo momento di transizione della nostra società, che voi vivete in modo significativo ha aggiunto – uno degli aspetti fondamentali del tentativo di porre Gesù come compimento dell’uomo è andare al cuore della vita delle persone, fatto dagli affetti, dal lavoro e dal riposo”. Ai “ragazzi d’inverno, già uomini d’estate”, il settimanale diocesano, “Gente veneta”, ha dedicato uno “speciale” che raccoglie diverse esperienze sul campo. Davide, ad esempio, da due anni a questa parte d’estate porta il pane agli alberghi del litorale: “Sono impegnato solo alla mattina, dalle 6,30 alle 13. E’ un bell’impegno racconta – ma non mi pesa, perché è una scelta che ho fatto io per avere una maggiore indipendenza economica dai mie genitori e per pagarmi gli studi”. Non sempre, però, gli orari di lavoro estivi sono così “flessibili”, e le sei-otto ore lavorative diventano facilmente 10-12 ore al giorno. Se, da un lato, il lavoro stagionale estivo può diventare per un adolescente “un modo per diventare grande” e acquisire gradualmente l’indipendenza della famiglia, il rischio in agguato dietro l’angolo spiega la psicologa Tamara Tonet è quello di vivere d’estate “un’altra età”, quella adulta, senza esserne spesso preparati a portarne il “peso”. E di “spaesamento” parla a “Gente Veneta” don Alessandro Panzanato, cappellano nella parrocchia di San Giovanni Battista di Jesolo, che a proposito del lavoro stagionale dei ‘suoi’ ragazzi minorenni spiega: “Il rischio che corrono è molto forte. Spesso li ritrovo a fine stagione ‘spersonalizzati’; e vedo compromesso, se nona addirittura distrutto, un lavoro formativo che ha richiesto del tempo”.