Pensare attentamente prima di privatizzare la Rai. E’ quanto ha detto Emilio Rossi, presidente del Comitato di applicazione del Codice di autoregolamentazione per la tutela dei minori in tv, introducendo i lavori della tavola rotonda sul tema “Rai: ha senso privatizzare il servizio pubblico?”, promosso dall’Ucsi (Unione cattolica stampa italiana) e svoltosi ieri sera a Roma. “Privatizzare ha detto Rossi – significa dare prevalenza al profilo economico mentre la filosofia del servizio pubblico è diversa”. Un parere condiviso da Alessandro Pace, ordinario di diritto costituzionale alla Sapienza di Roma, per il quale la privatizzazione porta “ad un appiattimento della programmazione televisiva. Diventa una gara al ribasso con il concorrente privato. Una quota azionaria, anche piccola, di un imprenditore nell’azienda radiotelevisiva non può non incidere sulla programmazione”. Serve, invece uno slancio per rendere “più appetibile l’offerta Rai per un vero e proprio servizio pubblico”. Diversa la posizione di Vincenzo Zeno-Zencovich, ordinario di diritto privato comparato all’Università di Roma Tre: "privatizzare un servizio pubblico vuol dire affidarlo ad un soggetto privato come già avviene in altri servizi. Si può anche fare in modo che una serie di servizi essenziali dell’informazione e della comunicazione vengano forniti da un soggetto privato dietro il pagamento di un corrispettivo da parte dello Stato e rispettando alcune precise regole”. Non è d’accordo Roberto Natale, segretario dell’Usigrai, “il privato che entra a far parte della Rai ha finalità commerciali che noi non vediamo componibili con un vero e proprio servizio pubblico. Non vogliamo difendere a tutti i costi la Rai. Siamo convinti che va riformata ma non ci pare questa la direzione”. Il rappresentante dell’Usigrai ha affermato la necessità di riformare la Rai dando al nuovo gruppo dirigente “il mandato di scoprire il senso vero del servizio pubblico. Si tratta di restituire il senso vero di servizio pubblico a tutti i cittadini”.