” “Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Non hanno il valore politico di cinque anni fa, ma le elezioni in tutte le regioni a statuto ordinario (tranne il Molise) sono un appuntamento importante, sotto almeno due profili.
” “Il primo è evidentemente quello dei governi regionali. Sta infatti andando a regime la riforma del titolo quinto della costituzione approvata sul finire della scorsa legislatura dal centro-sinistra e confermata da un referendum popolare, mentre si profila l’approvazione da parte del Parlamento anche in seconda lettura di una ulteriore e più ampia riforma, che sarà a sua volta sottoposta all’approvazione del popolo presumibilmente dopo le prossime politiche.
” “Già oggi il governo regionale ha responsabilità e compiti di rilievo e dunque la scelta della classe dirigente diventa sempre più importante. La partita della competizione globale infatti si gioca sempre più sulla capacità di “fare sistema” ed il livello regionale anche se le regioni italiane sono mediamente sottodimensionate rispetto a standard di efficienza – risulta cruciale. In questo senso la qualità personale può veramente rappresentare un valore aggiunto.
” “Il secondo profilo è relativo agli equilibri politici generali. Cinque anni fa il governo D’Alema, scommise su una legittimazione elettorale alle regionali e ne fu travolto. Oggi la situazione è diversa, ma le forze politiche e gli schieramenti sono molto attenti, ad un anno ormai dalle politiche, ad un risultato ricco di indicazioni. L’elettorato appare diviso tra due sentimenti: il rischio overdose per una campagna elettorale troppo lunga e l’attesa per la conclusione di una lunga transizione del sistema politico, come dimostra la squallida vicenda delle “firme false” per sostenere in buona sostanza liste di disturbo.
” “Anche per questo la partecipazione è importante e gli schieramenti sono soprattutto protesi, in questi ultimi giorni, prima di tutto a fare il pieno dei propri elettori tiepidi o delusi.
” “Ma il punto vero è la qualità delle politiche pubbliche. I vescovi hanno ribadito la linea di non coinvolgimento con alcuna scelta di partito o di schieramento politico, richiamando invece all’attenzione di tutti i contenuti, gli impegni ed i programmi e in particolare “i principi della dottrina sociale della Chiesa sulla persona e sul rispetto della vita umana, sulla famiglia, sulla libertà scolastica, la solidarietà, la promozione della giustizia e della pace”, secondo la linea che a suo tempo è stata tracciata al Convegno ecclesiale di Palermo del 1995. Sono i grandi temi, vincolanti anche a livello amministrativo, su cui si gioca, a tutti i livelli, la capacità della politica di dare risposte lungimiranti e di sviluppo in un momento delicato e molto importante della vita italiana ed europea.