CAPPELLANI DI BORDO: UNA QUARANTINA DI SACERDOTI A SOSTEGNO DELLA “DURA VITA” DEGLI EQUIPAGGI SULLE NAVI DA CROCIERA, SOLO NELLA CHIESA ITALIANA

” “La preghiera per la chiusura del Ramadan presieduta da un cappellano italiano, così come richiesto dalla componente musulmana dell’equipaggio di una nave da crociera: è accaduto anche questo, pochi mesi fa, ad uno dei cappellani di bordo che la Chiesa italiana, unica al mondo, da settant’anni mette a disposizione del personale che lavora sulle navi. Perché le altre due Chiese che prevedono da pochi anni questa forma di apostolato (Usa e Inghilterra e Galles), si rivolgono invece ai soli passeggeri. Lo racconta oggi al Sir don Giacomo Martino, direttore dell’apostolato del mare ed aereo della Fondazione Migrantes, in apertura del V corso nazionale di sensibilizzazione e formazione per i cappellani di bordo che si concluderà il 2 aprile a Roma, al Santuario del Divino Amore. Una decina i partecipanti, sacerdoti che si stanno formando e che si andranno ad aggiungere agli altri dieci in servizio a tempo pieno sulle navi da crociera italiane, e agli altri trenta a tempo parziale. Attualmente undici sacerdoti italiani sono in viaggio su altrettante navi. Perché svolgere la proprio missione sacerdotale sulle navi, “sempre con la valigia in mano”, non è “come fare una crociera”, precisa don Martino, ma significa stare in mare da un minimo di un mese ad un massimo di dieci mesi l’anno, senza orari regolari, in località e climi diversi, con fedeli che vanno e vengono. Può capitare così di celebrare la messa a mezzanotte “perché è l’unico momento in cui il personale è libero dal lavoro” o anche, per venire incontro alle richieste, “celebrare nelle cucine o al ristorante”. Il personale di queste “città viaggianti” conta infatti dalle 600 alle 1000 presenze – il 20% (soprattutto gli ufficiali) sono italiani, il resto sono stranieri di 50 diverse nazionalità -, che prestano il loro servizio a favore di circa 3.500 passeggeri. “E’ una missione piena di sacrifici – spiega don Martino, che ha viaggiato per sei anni – ma è anche una esperienza bellissima e formativa, perché porta all’incontro gratuito con persone di tutto il mondo, senza aspettarsi niente da nessuno”. (segue)