” “Un milione di persone massacrate in 100 giorni e il resto del mondo che decide di ignorare il genocidio. A distanza di undici anni un bellissimo film racconta coraggiosamente quello che è accaduto in Rwanda nel ’94, attraverso la storia vera di un uomo che promise di proteggere la famiglia che amava e finì per trovare il coraggio di salvare la vita a oltre 1.200 persone, una sorta di “Schindler’s list” africano. Questa, in sintesi, la storia di “Hotel Rwanda” il film presentato ieri sera a Roma da Amnesty international, una co-produzione tra Italia, Sudafrica e Regno Unito che uscirà nelle sale l’11 marzo e che è già stato presentato al Festival di Berlino. Vicende di undici anni fa che sono ancora di drammatica attualità in altri Paesi africani come il Congo la settimana scorsa otto caschi blu dell’Onu hanno perso la vita in un conflitto a fuoco con le milizie del Congo e un fatto simile accade nel film e che ricordano le responsabilità degli occidentali e della comunità internazionale nell’ignorare queste tragedie, o, ancora peggio, nel fomentarle attraverso la vendita delle armi o gli interessi economici. “Dopo dieci anni dice il regista Terry George i politici di tutto il mondo sono giunti in pellegrinaggio in Rwanda per chiedere perdono ai sopravvissuti e, come fanno sempre, hanno dichiarato che una cosa del genere non dovrà ripetersi mai più. Invece sta già accadendo di nuovo in Sudan, in Congo, o in qualche altro posto dimenticato da Dio e dagli uomini dove la vita umana vale meno di zero”. “Hotel Rwanda” racconta la storia vera di Paul Rusesabagina oggi rifugiato politico in Belgio con la sua famiglia -, direttore di un lussuoso albergo di proprietà belga, che usò tutto il suo coraggio e la sua astuzia per salvare la famiglia e dare rifugio a oltre 1200 tutsi che tentavano la fuga da morte sicura. Le milizie hutu – dopo l’assassinio del loro presidente da parte di alcuni ribelli tutsi poco prima della firma dell’accordo di pace – hanno infatti avuto l’occasione per compiere un massacro sistematico di tutti i tutsi che incontravano, uomini, donne e bambini. A fomentare l’odio razziale fu la stazione radiofonica Rtml, che incitava a “tagliare tutti gli alberi alti”, ossia gli appartenenti all’etnia tutsi, la cui caratteristica è in genere l’altezza fisica. Nel film gli orrori non vengono volutamente mostrati ma è stata ricreata un’atmosfera surreale per far sì che il pubblico senta il terrore psicologico e l’assurdità di questa vicenda.