” “”Fare scudo con il proprio corpo a quello dell’ostaggio appena liberato nel tentativo di sottrarlo all’inatteso pericolo, fa intravedere quello che Nicola ha sempre vissuto e mai ostentato: la grandezza dell’anima. Quella grandezza spirituale e morale che ha appreso nell’educazione in famiglia e che ha coltivato come l’eredità più cara. Questa nobiltà interiore, insieme alla riconosciuta e fruttuosa professionalità, lo ha condotto fino alla vetta del massimo altruismo: il dono di sé, la sua vita per salvarne un’altra.”. E’ un passaggio dell’omelia di mons. Angelo Bagnasco, ordinario militare per l’Italia, che ha celebrato, questa mattina a Roma, le esequie in suffragio di Nicola Calipari, “nobile servitore dello Stato”, ucciso il 4 marzo, durante la liberazione, in Iraq, della giornalista Giuliana Sgrena. “E quando una vita si spegne perché un’altra si accenda o resti accesa, ha affermato l’arcivescovo – non è possibile non restare silenziosi e assorti, coscienti che la vera grandezza si compie. E’ questo spessore interiore che fa il valore di un uomo e di un popolo: le sue capacità, il suo ingegno, l’efficacia operativa, ma mai, assolutamente mai, disgiunti da una visione etica, da un alta coscienza spirituale e morale che fonda, ispira e preserva”. Per questo oggi, ha proseguito, “l’Italia intera, compatta nel dolore e nell’ammirazione grata, tace pensosa. Consapevole di trovarsi di fronte ad uno dei suoi figli che la esprime nella sua anima più vera e concreta, nella sua tradizione civile e religiosa più profonda. Davanti al suo eroismo, che si rivela non essere un gesto ma uno stile di vita speso nella ferialità e nell’assoluto riserbo dei suoi doveri, tutti siamo richiamati ad un sempre più alto senso di responsabilità; ai valori più essenziali quale la famiglia che Nicola amava profondamente, il lavoro, la discrezione, il senso della comunità da servire e difendere in ciascuno dei suoi membri, la fede che apre al futuro e dà consistenza al presente. Per questo vogliamo che il suo sacrificio non vada disperso”. (segue)
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