MIGRAZIONI: MONS.BETORI AL CONVEGNO EUROPEO MIGRANTES, "L’IDENTITÀ NON È UN OGGETTO DA MUSEO. APRIRSI ALL’ALTRO"

Si è aperto oggi pomeriggio con un saluto e un applauso in memoria di Giovanni Paolo II il  convegno europeo "L’operatore pastorale in contesto migratorio" organizzato a Bellaria (Rimini) dalla Fondazione Migrantes e dalle delegazioni europee, che per la prima volta riunisce sia i missionari italiani in emigrazione, sia sacerdoti e religiose che operano in Italia con gli immigrati: circa 240 sono i delegati provenienti da tutta Europa, per confrontare le diverse esperienze e cercare nuove strategie pastorali. "Salutiamo  chi è spiritualmente in mezzo a noi e forse in questo momento ci sta benedicendo  da una finestra in Paradiso", ha detto aprendo il convegno il vescovo mons. Lino Belotti, presidente della Commissione episcopale per le migrazioni: "Giovanni Paolo II è stato tra i più attenti al mondo delle migrazioni, con i messaggi annuali a partire dal 1985, con i continui richiami all’accoglienza rivolti alle comunità che incontrava, con le numerose udienze". Al convegno non hanno potuto partecipare, per via dei lavoratori preparatori in vista del conclave che si aprirà il 18 aprile, il cardinale Fulvio Stephen Hamao, presidente del Pontificio Consiglio per i migranti, e mons. Giuseppe Betori, segretario generale della Cei, che però ha inviato un messaggio letto in assemblea. L’appuntamento di Bellaria, scrive mons. Betori, "è un ulteriore passo in avanti nella pastorale migratoria, facendo incrociare l’esperienza dei missionari italiani in emigrazione con quella di quanti operano nella pastorale delle immigrazioni". "L’immigrazione attuale, particolarmente in Italia – afferma – costituisce una nuova opportunità per l’incontro tra i popoli, per il dialogo interreligioso e per quello ecumenico, soprattutto per la crescita nella comunione con le Chiese dell’oriente ortodosso".  Mons. Betori ricorda i benefici che la Chiesa italiana sta traendo dalle migrazioni, con l’afflusso di "giovani famiglie nelle parrocchie" e di "giovani stranieri nei seminari", mentre circa 2000 sacerdoti di altre nazioni già operano in numerose parrocchie italiane. (segue)” ”