I giorni che hanno accompagnato Giovanni Paolo II fino ai suoi funerali, “sono diventati, per Roma e per il mondo intero, giorni di straordinaria unità, di apertura dell’anima a Dio e di riconciliazione”. Lo ha detto ieri pomeriggio il card. Camillo Ruini alla Messa Novendiale della diocesi di Roma, celebrata in suffragio di Giovanni Paolo II nella basilica di San Pietro. “Un’unità ha aggiunto il cardinale – che si è realizzata perché questo Papa ha tenuto saldamente insieme, e ha mostrato al mondo intero con tutta la sua vita, l’integrità della fede in Cristo e l’universalità dell’amore del medesimo Cristo che per tutti si è offerto sulla croce. Così, nella Messa per il Papa defunto, Piazza San Pietro ha potuto diventare simbolo quanto mai eloquente non dello ‘scontro di civiltà’, ma al contrario della grande ‘famiglia delle nazioni'”. “Noi romani ha proseguito Ruini – abbiamo avuto il dono di essere testimoni diretti di questi eventi di grazia, e anche di potervi collaborare”. “Nella luce di questo medesimo Spirito ha concluso Ruini – attendiamo il nostro nuovo Vescovo e Papa. Non siamo inutilmente e troppo umanamente curiosi di sapere anzitempo chi egli sarà. Ci disponiamo invece ad accogliere nella preghiera, nella fiducia e nell’amore colui che il Signore ci vorrà dare”. Il cardinale ha concluso la sua omelia con un ringraziamento “di tutto cuore” alla “Chiesa sorella di Cracovia e tutta l’amata Nazione polacca, nelle quali Giovanni Paolo II, Karol Wojtyla, ha ricevuto la vita, la fede e la sua mirabile ricchezza cristiana e umana, per essere così donato a Roma e al mondo intero”.