PAPA: NOTA SIR

Pubblichiamo la nota Sir di questa settimana. Fa ancora impressione leggere la lista delle delegazioni presenti alla solenne messa esequiale di Giovanni Paolo II "il Grande", suddivise nei ranghi assegnati dal cerimoniale: i presidenti di Polonia e Italia, i dieci sovrani regnanti, i capi di Stato, i principi ereditari, i capi di Governo, le principali organizzazioni internazionali, e poi le consorti di capi di Stato, i vice capi di Stato, i vice primi ministri, i presidenti di Parlamento, i ministri degli Esteri, le altre organizzazioni internazionali, i ministri, gli ambasciatori. E ancora le delegazioni religiose, e la gente, tanta gente diversa, e la sterminata platea delle radio e delle televisioni del mondo. Un’"immensa folla", come ha detto il decano del Sacro Collegio, il cardinale Joseph Ratzinger, nell’omelia delle esequie, "silenziosa e orante". Cosicché – ha osservato il card. vicario Camillo Ruini, a nome della Chiesa di Roma, nel "Novendiale" del 10 aprile – "piazza San Pietro ha potuto diventare simbolo quanto mai eloquente non dello ‘scontro di civiltà’, ma al contrario della grande ‘famiglia delle nazioni’". Alcune strette di mano straordinarie di quel giorno saranno smentite. Ma peseranno. Sintetizza con burocratica efficacia il "rogito", cioè la pergamena che accompagna la sepoltura nelle Grotte vaticane: "Giovanni Paolo II ha lasciato a tutti una testimonianza mirabile di pietà, di vita santa e di paternità universale". Per questo, bisogna rileggere un altro testo di straordinaria ricchezza spirituale e simbolica: il testamento pubblicato, il 7 aprile. Nella forma insieme provvisoria e definitiva che ha assunto nel corso degli anni, quasi di diario della vita nella meditazione della morte, esprime con grande efficacia la situazione dell’uomo contemporaneo e insieme la tempra del Papa. Ci mostra, come ha sintetizzato il cardinale vicario, "che questa straordinaria vicinanza a Dio non lo ha affatto allontanato da noi, non lo ha avvolto in una remota atmosfera sacrale: al contrario Giovanni Paolo II è stato un uomo vero". "Non desidero aggiungere niente a quello che ho scritto un anno fa – scriveva il Papa Grande durante gli esercizi spirituali del 1980 – solo esprimere questa prontezza e contemporaneamente questa fiducia". Aggiungerà molte pagine al testamento, ma anche alla storia del mondo Giovanni Paolo II nei venticinque anni succisivi. Ma resta questa cifra spirituale, cui è stato fedele sempre, anche quando il corpo lo imprigionava. "Seguimi: questa parola lapidaria di Cristo può essere considerata la chiave per comprendere il messaggio" di Giovanni Paolo II, ha scandito il decano del Sacro Collegio nell’omelia delle esequie. La prontezza e la fiducia nel rispondere diventa così cifra di santità e, nello stesso tempo, preziosa eredità per tutti, per i singoli e per i popoli, principio di una storia che continua.