” “L’esperienza degli italiani in Germania insegna che non “si sono sviluppati sufficienti spazi di comunione fra le comunità etniche e le comunità ecclesiali del luogo”, ha detto padre Parolin. Da qui “l’invito incessante, quasi coercitivo, da parte delle diocesi tedesche, ma modificare le attuali strutture a servizio dei migranti italiani”. Dato, questo, confermato dal vescovo ausiliare di Munster mons. Josef Voss, che ha ammesso “l’impreparazione all’incontro con uomini e donne provenienti da un paese straniero e l’errore di dire che si sono integrati in fretta”. La sofferenza dei popoli in migrazione, ha puntualizzato don Pasquale Ferraro, coordinatore nazionale degli albanesi in Italia, “deve essere infatti compensata dall’accoglienza delle Chiese locali”. Strumenti come i sussidi catechetici in due lingue, fogli di collegamento, pellegrinaggi, concerti con artisti della propria etnia, ha suggerito, “aiutano le famiglie a sentirsi attese, accolte, amate così come esse sono”. Nella panoramica europea tracciata invece da Germano Garatto, presidente del Coordinamento europeo per i diritti degli stranieri a vivere in famiglia, è stata evidenziata, tra l’altro, “l’esasperazione della strumentalizzazione politica dei migranti come tema per il consenso elettorale”. Mentre Luigi Bobba, presidente nazionale delle Acli, ha invitato ad “una azione più determinata della società civile sul piano politico” e a “fare attenzione al problema dei simboli religiosi, coltivando simboli che uniscano, unica strada possibile per una convivenza pacifica”.