"Sapere che Giovanni Paolo II riposa oggi nel luogo che fu di Roncalli mi emoziona". A parlare, alla vigilia dell’apertura ai fedeli delle Grotte Vaticane, dove lo scorso 8 aprile, è stato tumulato papa Wojtyla, è il "fedele" segretario di Papa Giovanni XXIII, il vescovo mons. Loris Capovilla. "Dal 1963 al 2002 mi sono spesso inginocchiato – ricorda al Sir – sul pavimento di quel sacello, vegliato dalla Divina maternità di Maria. Adesso mi prostro in spirito: contemplo, prego ed ho l’impressione di vedere con i miei occhi di carne la nuova stella accesasi sul firmamento della Chiesa e custodisco il monito che viene dall’infermità e dall’immolazione di Giovanni Paolo II". "Dalla giovinezza alla senescenza – aggiunge mons. Capovilla – gagliardo dapprima, infermo alla fine, Karol Wojtyla ha fatto dono di sé a Cristo, alla Chiesa, all’umanità. Nel corso di circa 27 anni di pontificato Giovanni Paolo II ha onorato i postulati del Concilio Vaticano II, indagato i segreti, dilatato le premesse, auspicato frutti copiosi, confermando la chiarezza e la validità del binomio coniato da Giovanni XXIII ‘fedeltà e rinnovamento’". E conclude con un ricordo: "tre giorni prima dell’apertura del Concilio Vaticano II, l’8 ottobre 1962, il card. Stefano Wyszynski presentò a Giovanni XXIII i trenta vescovi polacchi, tra i quali il più giovane era proprio Karol Wojtyla, allora vicario capitolare di Cracovia: Lo rivedo come fosse ieri: agile e signorile, amabile e sereno: i due occhi cerulei e il sorriso disegnato sulle labbra, da indurmi ad applicargli l’elogio riferito a Papa Roncalli: ‘Due occhi e un sorriso’, bontà fatta persona".