” ““Il gioco del calcio pare abbia perso la sua identità di manifestazione atletica e sportiva, per assumere quella di pretesto per accorpare schiere d’esaltati che, senza rendersene conto, finiscono per essere lo specchio della nostra società gravemente malata di protagonismo”: è il giudizio sui recenti episodi di violenza negli stadi di Carlo Crovetto, notista dei settimanali aderenti alla Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici). “Ciò che sconforta afferma Crovetto è che coloro che affollano le curve degli stadi sono persone giovani o di media età”, ai quali “piace la vittoria della propria squadra non per se stessa ma perché infligge la sconfitta, o meglio la rovina, di quella avversaria”, secondo uno stato d’animo al quale “concorre la moderna cultura che assegna all’immagine e all’apparenza il compito di dare importanza a una persona”. Stando così le cose, secondo Crovetto “non basta chiudere gli stadi o ingaggiare turbe di guardiani per risanare le folle dagli esagitati” ma occorrono rimedi che “combattano il male mirando alla sua radice”. “Nel caso in questione conclude Crovetto la radice va ricercata nel modo di impostare le regole, gli ideali e le mete giuste, capaci di rendere sana e serena la convivenza civile”.