AZIONE CATTOLICA: I DELEGATI: “MISSIONARI NELLA CITTÀ E SEGNO DI COMUNIONE CON LE ALTRE ASSOCIAZIONI”

” “”Purtroppo in questi anni abbiamo sofferto la chiusura nelle nostre comunità parrocchiali. Bisogna uscire, ma prima ancora puntare sulla formazione dei responsabili parrocchiali, in modo che prendano coscienza di questa testimonianza da portare all’esterno”. Lo afferma Antonio Daniele, delegato della diocesi di Foggia-Bovino, presente ai lavori della XII assemblea nazionale Ac a Roma. Per diventare un’associazione missionaria, continua Daniele, bisogna “essere capaci di stare dentro alla città, facendo proprie le dinamiche che essa vive, occupandosene in prima persona, e, soprattutto, stando in ascolto e avendo occhi capaci di scrutare ciò che avviene nel territorio”. “Allargare gli orizzonti” è una priorità anche per Valentina Mazzuca, della diocesi di Cosenza-Bisignano. “La missione deve essere il volto dell’Azione cattolica, ma anche il volto della Chiesa. La parrocchia è il punto di partenza, un luogo imprescindibile, dove si vive esperienza di comunità. Ma l’obiettivo deve essere il mondo”. “Giovanni Paolo II ci ha chiesto di essere segno di comunione – continua Mazzuca –. Anche all’interno della Chiesa, tra i diversi gruppi. In questo senso Loreto è stato non solo evento di Ac, ma evento di Chiesa, dove l’Azione cattolica è diventata segno di comunione”. Secondo Raffaele Campana, della diocesi di Modena-Nonantola, occorre “superare i pregiudizi, instaurando rapporti con le altre associazioni, anche di natura culturale, sociale e politica”. A livello parrocchiale, “emerge la tendenza a tessere rapporti solo con le realtà che già si conoscono”, aggiunge Campana, che vede tra le priorità del prossimo triennio “un rapporto di collaborazione aperta alle diverse espressioni del laicato”.