“L’inizio del ministero petrino del vescovo di Roma e pastore della Chiesa universale, Benedetto XVI, si svolge secondo un rituale proprio, approvato dallo stesso Pontefice. Il rito in gran parte risulta nuovo riguardo ai precedenti inizi del pontificato di Giovanni Paolo I e Giovanni Paolo II, dopo che Paolo VI ha rinunciato alla tiara pontificia o triregno che in altri tempi attirava l’attenzione come momento caratteristico dell’incoronazione del Papa all’inizio del pontificato”. Così padre Jesús Castellano Cervera, docente di teologia alla Pontificia Facoltà teologica “Teresianum”, presenta al Sir il rito della messa di oggi, che segna l’inizio del ministero petrino del vescovo di Roma Benedetto XVI. “La celebrazione eucaristica dell’inizio del ministero petrino comprende spiega padre Castellano – alcuni momenti specifici che mettono in luce con parole, preghiere e segni liturgici, la figura e la missione singolare del successore di Pietro”. Anzitutto i riti iniziali: questi dice il teologo “si svolgono con una solenne processione dei concelebranti – patriarchi e cardinali – che ha inizio nella confessione di San Pietro, presso la tomba dell’apostolo, per sottolineare il legame storico e soprannaturale del vescovo di Roma con il principe degli apostoli e la sua testimonianza di fedeltà e amore a Cristo e al gregge affidatogli, fino al martirio. Il canto delle ‘Laudes regiae’ con l’invocazione dei Santi e la preghiera per il Papa accompagna la processione”. Per quanto riguarda la liturgia della Parola: “I testi delle letture illuminano il senso del ministero del vescovo di Roma, che proclama l’unica salvezza in Cristo, pastore supremo che affida a Pietro e ai suoi successori il compito di pascere il suo gregge, dopo aver sollecitato una singolare confessione di un amore più grande”. (segue)