BENEDETTO XVI: DOMANI A SAN PAOLO FUORI LE MURA. LA BASILICA DELL’UNITÀ

” “Domani Papa Benedetto XVI renderà un omaggio alla tomba di San Paolo, l’apostolo delle genti e il cofondatore, con Pietro, della Chiesa di Roma. Seconda tra le Chiese romane – dopo quella di San Pietro in Vaticano – la basilica di San Paolo fuori le mura ha la sua origine nella prima metà del IV secolo, quando fu eretto, secondo la tradizione dall’imperatore Costantino, un edificio di culto sulla “cella memoriae” dell’apostolo delle genti, decapitato nella vicina zona detta “ad aquas Salvias”. Con i suoi 132 metri di lunghezza, 65 di larghezza e 30 di altezza, è una delle più grandi chiese del mondo. Il corpo di San Paolo è custodito sotto l’altare maggiore di San Paolo fuori le mura, rimasta illesa dal fuoco che distrusse quasi completamente la basilica nel 1823. Il 18 gennaio 2000, la basilica è diventata un “simbolo dell’unità dei cristiani”. Per l’apertura della Porta Santa, Giovanni Paolo II chiamò a suo fianco il vescovo metropolita di Costantinopoli, Athanasios, e il primate della Chiesa anglicana, George Carey. Sono necessarie tre spinte prima che le ante della porta si aprano. Giovanni Paolo II si inginocchia, altrettanto fanno Athanasios e Carey, infrangendo il rituale. Insieme, in silenzio, pregano. La celebrazione che seguì, rappresenta ancora oggi un unicum nella storia della Chiesa e fu studiata in funzione del più grande incontro ecumenico dopo il Concilio Vaticano II. Presieduta dal Papa, la celebrazione fu concelebrata da tutti i rappresentanti delle altre Chiese e comunità ecclesiali cristiane. Fra i rappresentanti delle 23 delegazioni presenti, almeno 15 vennero coinvolti nella proclamazione dei testi e nel compimento di alcuni gesti rituali. L’impegno ecumenico – disse in quell’occasione Giovanni Paolo II – deve diventare “un imperativo della coscienza cristiana”, da cui “dipende in gran parte il futuro dell’evangelizzazione, la proclamazione del Vangelo agli uomini e alle donne del nostro tempo”. (segue)